Continua l’espansione del brand svedese Acne Studios. La griffe ha infatti inaugurato la sua sede centrale a Parigi, all’interno dell’ex laboratorio Gomenol. Ci troviamo nel X Arrondissement, dove la mente del direttore creativo Jonny Johansson e quella dello studio di design Halleroed, suo collaboratore, si uniscono per creare un progetto unico.

Acne Studios approda a Parigi con la sua nuova sede centrale

La particolarità di questo intervento architettonico è sicuramente la filosofia conservativa. Infatti, la struttura originaria dell’edificio era un hôtel degli anni Trenta: questa struttura è stata rispettata e valorizzata, mantenendo l’impostazione originaria. Il progetto si sviluppa attraverso un cortile, animato da una scultura in marmo firmata Daniel Silvee. Da qui si accede agli spazi interni: boiserie, pavimenti in parquet e modanature dorate si mescolano con interventi minimali ma decisi.

Spiccano, poi,gli arredi scultorei di Lukas Gschwandtner, ma anche i candelabri artistici di Sylvie Macmillan. Tra gli elementi più originali anche i monumentali divani rosa lucido di Max Lamb, che diventano i protagonisti dello showroom. In generale, lo spazio mantiene l’aspetto ruvido che caratterizzava l’architettura originaria. Sono rimaste infatti le colonne in cemento grezzo, ma anche le volte con piastrelle in vetro, contrastato da pareti bianche volutamente inserite. Non manca una vip fitting room, celata da ampie tende. È un elemento di design anche la mensa aziendale che reinterpreta l’estetica laboratoriale. Cucina in acciaio inox, grandi tavoli conviviali e un affaccio su un giardino ribassato, arredato sempre da Lamb. Unisce l’insieme la scultura luminosa di Benoît Lalloz.

Tra gli artisti contemporanei presenti nello spazio ci sono Jonathan Lyndon Chase, Apollinaria Broche, Ben Quinn, William Wegman, Jeremy Deller e molti altri. Johansson afferma che “Il nostro obiettivo principale era rispettare la storia di questo luogo, portandovi al tempo stesso un’energia nuova e moderna. L’edificio ha una presenza architettonica straordinaria, è intriso di storie e lo si percepisce attraversandone le stanze. Non volevamo cancellare tutto questo. Piuttosto, desideravamo creare una sorta di dialogo tra passato e presente, lasciando che fosse la struttura originaria a guidarci”.

Marianna Soru