Diego Della Valle, l’amministratore generale di Tod’s, risponde personalmente alle accuse di caporalato mosse contro la sua azienda. Per l’imprenditore, “C’è un accanimento contro il Made in Italy“: la sua affermazione nasce da alcune indagini volute dal pm in merito ad alcuni episodi che vedrebbero l’azienda sfruttare i suoi dipendenti.

Caporalato Tod’s: Diego Della Valle risponde alle accuse

Ha inoltre affermato che è a conoscenza degli ultimi episodi giudiziari delle griffe. “Sono state messe sotto inchiesta grosse società, tutte dallo stesso procuratore. Rispetto le leggi italiane, ma viene il sospetto che sia un modo per cercare popolarità. Non possiamo rimanere in silenzio perché diventiamo complici di un sistema che ci danneggia”, continua. E si difende e difende la sua famiglia: “Da sempre io e la mia famiglia abbiamo fatto dell’etica un valore determinate e del welfare una bandiera. Il nostro ultimo stabilimento a Brancadoro è considerato un esempio da seguire, con asili, palestra, auditorium e ristoranti”.

E invita il Pm Paolo Storari ad una visita nelle sue fabbriche nelle Marche. “Lo dico senza polemica, ma con spirito collaborativo. Il made in Italy è una delle eccellenze del nostro Paese e tutto il mondo ce lo riconosce. Dipingerlo con leggerezza come se fosse un covo di delinquenti crea dei danni enormi al paese, ai giovani e all’artigianato”. Inoltre, lancia un appello alla politica per accelerare i tempi su una legge sulla “possibilità agli organi di preposti di eseguire i controlli e a noi di lavorare serenamente. Servono leggi urgenti che ci permettano di operare bene. Dobbiamo avere la possibilità di andare avanti senza esser messi in discussione per fatti inconsistenti”.

E infine, sostiene che il gruppo applichi norme severe in materia di sicurezza e trasparenza dei contratti. “Le nostre aziende sono tutte controllate e firmano un accordo che salvaguarda persone e lavoro. Non conosco un imprenditore di livello che abbia pensato di sfruttare i suoi lavoratori. Se il mio fornitore subappalta, deve farsi approvare da noi la richiesta; ma se non ce le comunica, come facciamo a scoprirlo? Facciamo controlli feroci, ma non non sappiamo cosa accade dentro le società dopo che hanno soddisfatto i requisiti. Non siamo la guardia di finanza”, conclude.

Marianna Soru