Quando entri ad Art Basel Paris quest’anno, la prima cosa che ti accoglie non è un quadro o un cocktail con troppo ghiaccio, ma un enorme polpo rosa fluorescente alto otto metri che domina il Grand Palais. No, non è un sogno psichedelico post-party: è la nuova creatura di Takashi Murakami, l’artista giapponese più pop e più riconoscibile del pianeta — e questa volta torna a fare squadra con Louis Vuitton.
Arriva la super collab fashion + art tra Louis Vuitton x Takashi Murakami
Sì, quel Murakami. Quello dei fiori sorridenti, dei funghi color pastello e delle borse Monogram Multicolore che nel 2003 fecero impazzire tutto il fashion world (e che oggi rivivono nei feed vintage di TikTok come sacre reliquie Y2K). Ora, più di vent’anni dopo, il duo torna insieme con un progetto che sembra uscito da un universo parallelo fatto di couture, cartoon e colla a caldo di lusso: la nuova collezione limitata Artycapucines.
Il ritorno di una leggenda
Murakami non è nuovo alle collaborazioni con Vuitton — anzi, è stato il primo artista a reinventare il Monogram della maison, quando Marc Jacobs era ancora al timone e Paris Hilton non usciva senza il suo bauletto LV bianco pieno di fiori psichedelici.
Ma questa volta il gioco cambia. Per la prima volta, un solo artista ha avuto carta bianca per reinterpretare la Capucines bag, trasformandola in undici pezzi d’arte unici. Il risultato? Una collezione che sembra un trip tra un sogno kawaii e un laboratorio artigianale francese: tra tentacoli di resina rosa, mushroom ricamati a mano, panda-clutch ricoperti di strass, e una borsa arcobaleno pelosa che sorride da un lato e dorme dall’altro.
Murakami lo dice ridendo: “Questa non è una borsa, è una scultura”.
E in effetti la Capubloom, la sua preferita, è più simile a un piccolo pianeta floreale che a un accessorio. Realizzarla ha richiesto una precisione chirurgica — centinaia di elementi in resina, lavorati a mano, uno per uno, da artigiani che probabilmente non dormono da settimane (in senso buono).
Moda, arte o… anime couture?
Murakami ama giocare con l’idea che l’arte non debba prendersi troppo sul serio. “A volte mi sento come il mio polpo gigante: stanco, un po’ sopraffatto, ma ancora curioso”, ha raccontato a Parigi, accanto alla sua installazione. Il polpo, simbolo ricorrente nel suo lavoro, rappresenta proprio questo — l’ironia di un artista che si prende gioco di se stesso mentre conquista ancora una volta la scena internazionale.
Più che una collezione, sembra un moodboard vivente: brillante, ironica, infantile ma sofisticata. Il tipo di borsa che indosserebbe un’eroina di un anime cyber-luxury mentre sfreccia su un monopattino elettrico verso un vernissage a Tokyo.
Dalla Capucines EW Dragon, con miniature di draghi blu, alla XXL Camo tote in denim slavato (“la vedo bene su un rapper in jet privato”, dice l’artista), ogni pezzo è un equilibrio perfetto tra wow factor e maestria artigianale. È l’incontro di due mondi: l’eccentricità pop di Murakami e la precisione millimetrica di Vuitton.





