Il presidente uscente della Costa d’Avorio, Alassane Ouattara, ha vinto le elezioni, riconfermandosi per la quarta volta alla guida del Paese, con il 90% delle preferenze. Un risultato quasi scontato: i suoi principali oppositori, Tidjane Thiam e Laurent Gbagbo, sono infatti stati esclusi dalle liste elettorali, con motivazioni pretestuose e sospette, e avevano suggerito ai propri elettori di boicottare il voto. I candidati rimasti in corsa hanno ottenuto meno del 5%, consegnando di fatto la vittoria al leader.

La deriva autoritaria di Alassane Ouattara

Ouattara è un ex funzionario del Fondo Monetario Internazionale. Gode di una buona popolarità tra i cittadini, specialmente grazie ai risultati ottenuti nei primi tre mandati sul piano economico. Da qualche tempo, tuttavia, la sua deriva autoritaria sta preoccupando i cittadini. La Costituzione della Costa D’Avorio prevede un limite di due mandati presidenziali, mentre lui è al quarto. Il politico sostiene di poter essere rieletto perché la legge è stata riformata nel 2016 e, secondo lui, il conteggio ripartirebbe da zero. In molti, però, hanno contestato questa interpretazione.

L’esclusione di Thiam e Gbagbo, i suoi maggiori avversari, hanno aumentato le perplessità e le accuse nei confronti del presidente. Ufficialmente, un tribunale nazionale ha deciso che, avendo ricevuto la cittadinanza francese negli anni Ottanta, Thiam avrebbe perso in automatico quella ivoriana e, di conseguenza, il diritto a candidarsi. Gbagbo, invece, è stato tagliato fuori dalla lotta per la presidenza a causa di una condanna risalente al 2018. Due motivi che traballano, e che alimentano i sospetti verso Ouattara.

Federica Checchia