Sigfrido Ranucci ha conosciuto sua moglie Marina quando aveva 21 anni e lei 17. Stava girando in moto nella zona del Gianicolo di Roma e la vide seduta su una panchina: scattò subito il colpo di fulmine. Da allora la coppia non si è mai separata e ha costruito una splendida famiglia. I due sono convolati a nozze nel 1995. Il loro primogenito è arrivato nel 1999 e alla sua nascita Marina ha deciso di dedicarsi del tutto alla famiglia, lasciando la professione di ragioniera. I figli della coppia si chiamano Giordano, Michela ed Emanuele.
Chi sono i figli di Sigfrido Ranucci
Ranucci ha più volte condiviso sui social il suo affetto e la sua ammirazione per la figlia. In un post del 14 dicembre 2024, il giornalista raccontava il viaggio di Michela in Tanzania, dove aveva lavorato con bambini con gravi disabilità motori: “Il Piano Mattei di mia figlia Michela. Tra i bambini disabili in Tanzania. Dove i bambini che non camminano invece di fare riabilitazione vengono tenuti dentro delle gabbie sul letto”. Nonostante il cognome ingombrante, lei ha scelto di intraprendere un cammino molto diverso, lontano dalle telecamere e dalle polemiche che circondano il mondo del giornalismo investigativo. La giovane donna lavora con bambini disabili ed è specializzata in neuropsicomotricità dell’età evolutiva, una disciplina complessa che richiede competenze mediche, psicologiche e pedagogiche per accompagnare lo sviluppo motorio e cognitivo dei più piccoli. Un mestiere che richiede una forte empatia, equilibrio e una sensibilità rara, doti che Michela sembra rispecchiare pienamente.
Giordano Ranucci, il primogenito, ha scelto una vita lontana dai riflettori: laureato in Lettere, oggi è insegnante. Vive nei dintorni di Roma e, come il resto della famiglia, convive con l’ansia del mestiere del padre (anche lui è da tempo sottoposto a protezione speciale).
Emanuele Ranucci, il più giovane, si è laureato l’anno scorso in giurisprudenza col massimo dei voti. Anche lui ha imparato presto cosa significhi crescere con un padre esposto: in passato ha raccontato di vivere “con il timore che ogni volta che saluto mio padre possa essere l’ultima”.





