La risposta immediata è: molto bene. Le aziende europee sembrano reagire in maniera consona ai dazi USA imposti dal presidente Donald Trump. Nicolas Domont, gestore di fondi presso Optigestion a Parigi, ha detto che “In realtà, l’impatto dei dazi è stato finora piuttosto trascurabile per le aziende europee, salvo rare eccezioni”.

Dazi USA, reazione ottimale delle aziende europee

A darci più informazioni è un paniere di Goldman Sachs Group Inc., che sottolinea che nonostante i titoli europei siano i più esposti ai dazi, hanno sovraperformato il mercato nel suo complesso in ottobre, nonostante le difficoltà per gran parte dell’anno. Parliamo di società come Legrand, Bmw e Adidas: è salito di circa il 6% con l’avanzare della stagione delle trimestrali. Nell’ultimo trimestre, inoltre, diverse aziende hanno attribuito alla crescita nelle Americhe la capacità di battere le stime degli analisti e di alzare le proprie previsioni. Si tratta del primo trimestre in cui erano in vigore i dazi decisi da Trump.

Risultati anche per Hermès: la maison delle Birkin ha registrato un balzo del 14,1% delle vendite nella regione che comprende gli Stati Uniti. Anche Unilever ha attribuito alla forte domanda nordamericana i risultati migliori del previsto. Senza dimenticare anche il colosso svizzero della cura della pelle Galderma, che ha alzato le sue previsioni per l’anno in corso citando le robuste vendite negli Stati Uniti. Gillian Wolff, stratega azionaria di Bloomberg Intelligence, ha affermato che “I dazi stanno mettendo alla prova la resilienza degli utili in tutto il mondo, e finora le aziende stanno riuscendo ad adattarsi. Gli esportatori europei hanno tagliato le spese per compensare l’aumento dei prezzi dell’energia e la stretta dei dazi”.

Marianna Soru