I dazi di Trump potrebbero affossare la pasta italiana: rischio stangata del 106% sulle esportazioni verso gli Usa
Le esportazioni di pasta italiana verso gli Stati Uniti (un mercato da quasi 700 milioni di euro l’anno)rischiano di finire travolte dal ritorno del protezionismo americano. Il dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha annunciato il 4 settembre dazi preliminari fino al 91,74% su tredici marchi italiani, una misura che, sommata ai dazi già esistenti del 15% sulle importazioni europee, porterebbe il peso fiscale complessivo oltre il 106%. Un livello mai toccato prima, che i produttori italiani definiscono “insostenibile”.
Un’azione protezionistica contro la pasta italiana
È ingiusto, è un’azione protezionistica degli Stati Uniti contro la pasta italiana
denuncia Margherita Mastromauro, presidente di Unione Italiana Food, la principale associazione di categoria. D’altronde, se la misura verrà confermata, i nuovi dazi entreranno in vigore a gennaio 2026, mettendo a rischio la competitività di un settore simbolo del made in Italy.
Con un dazio del 100%, significa che molte aziende smetteranno di esportare fino alla prossima revisione.
spiega Mastromauro.
Il precedente: dazi nel 1996 e la nuova “crociata” di Trump alla pasta
Perché proprio l’Italia? La domanda resta aperta. Nonostante i buoni rapporti tra Giorgia Meloni e Donald Trump, la pasta italiana è finita nel mirino della nuova amministrazione americana. Secondo una fonte europea, potrebbe trattarsi di una faida interna all’amministrazione Usa: tra il Trade Representative e il dipartimento del Commercio, in competizione per la gestione della politica doganale dopo il ritorno di Trump.
Comunque, non è la prima volta che Washington prende di mira la pasta italiana. Già nel 1996 i produttori statunitensi avevano accusato i concorrenti italiani di dumping (cioè di vendere a prezzi inferiori a quelli praticati in patria) ottenendo l’introduzione di dazi permanenti. Mai, però, si era arrivati a un rincaro di questa portata.
Ora, con il ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump, la guerra commerciale si riapre. E la pasta, simbolo del made in Italy, finisce al centro di una disputa che mescola politica, interessi industriali e competenze legali.
“Un meccanismo iperprotezionistico” mentre Bruxelles osserva, con margine scarso
Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida parla di “meccanismo iperprotezionistico contro i nostri produttori”. Anche il ministero degli Esteri si è mosso, definendo la misura “sproporzionata” e chiedendo la revisione del provvedimento come parte interessata nel procedimento aperto dal dipartimento del Commercio americano. Nel frattempo, due aziende italiane (Garofalo e La Molisana) hanno avviato ricorsi legali contro la decisione.
La Commissione europea, che già deve gestire le tensioni commerciali con Washington su acciaio e alluminio, segue il dossier.
Il dialogo rientra nell’accordo bilaterale firmato a luglio tra Usa e Ue, che ha fissato al 15% i dazi sulle importazioni europee. Ma la nuova mossa americana complica le relazioni, mentre Bruxelles valuta se inserire la pasta italiana tra le priorità nei negoziati futuri.
Un funzionario europeo, interpellato da Euronews, ammette che l’iniziativa statunitense rientra formalmente nelle regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, trattandosi di una misura “antidumping tradizionale”.
Se emergeranno irregolarità nell’indagine, la metteremo in discussione e la solleveremo con l’Omc.
Cresce la pressione politica, ma sembra che nessuno capisca veramente
Il caso, intanto, arriva anche a Bruxelles. L’eurodeputato Brando Benifei, capodelegazione Pd per i rapporti con gli Stati Uniti, parla di “decisione chiaramente discriminatoria”:
Invitiamo la Commissione ad agire. Questa situazione deve essere risolta rapidamente.
È inutile fare i sorpresi: in tempo di guerra le misure protezionistiche non sono incidenti casuali ma strumenti della contesa economica — restare esterrefatti significa non aver capito che siamo in un momento di conflitto totale; forse lo capiremo solo quando le sue ricadute colpiranno le nostre famiglie.
Se i dazi verranno confermati, le esportazioni di pasta verso gli Stati Uniti (il secondo mercato mondiale dopo la Germania) potrebbero dimezzarsi nel giro di pochi mesi.
Maria Paola Pizzonia





