New York ha un nuovo sindaco, il primo musulmano, secondo le proiezioni Decision Desk Hq Projects: è Zohran Mamdani, 34 anni, candidato dem che si definisce «socialista», con madre indiana e padre dell’Uganda, dove è nato. Sbaraglia l’ex governatore dem di Ny Andrew Cuomo, che era appoggiato anche da Donald Trump e Elon Musk, e il candidato repubblicano Curtis Sliwa. E’ il nuovo astro nascente del partito, sostenuto (anche se non formalmente) da Barack Obama ma non da tutto l’establishment dem. Ha vinto con un programma per rendere Ny più abbordabile, con bus gratis, supermercati comunali, affitti calmierati e più tasse ai ricchi

Da settimane Mamdani era il favorito nei sondaggi, e la sua vittoria era attesa. Con il 91 per cento dei voti scrutinati, ha preso il 50,4 per cento dei voti, contro il 41,6 per cento di Andrew Cuomo, che come lui fa parte del Partito Democratico ma si era candidato da indipendente dopo aver perso le primarie. Il candidato Repubblicano Curtis Sliwa ha preso il 7,1 per cento. È stata un’elezione molto partecipata: hanno votato più di due milioni di persone, quasi il doppio rispetto a quattro anni fa. Mamdani è stato il primo candidato in più di cinquant’anni a ottenere più di un milione di voti: l’ultimo era stato John Lindsay nel 1969.

Quando il risultato è diventato definitivo, Mamdani ha tenuto quello che gli statunitensi definiscono il “discorso della vittoria” da Brooklyn, promettendo «giorni migliori per i lavoratori di New York» e definendo l’elezione come un «momento, raro nella storia, in cui passiamo dal vecchio al nuovo». Ha detto di sapere di essere «giovane, musulmano e socialista democratico»: «ma mi rifiuto di scusarmi per tutto questo». Nel discorso si è spesso riferito alle minoranze e agli immigrati che sono stati al centro della sua campagna e che rappresentano una parte importante dei suoi sostenitori.

Trump ha sempre criticato la candidatura di Mamdani, descrivendolo come un politico estremista, sovversivo e «comunista». Ha anche cercato di influenzare in vari modi l’esito del voto, per esempio minacciando di ridurre i fondi federali destinati a New York nel caso di una sua vittoria. Nel discorso di mercoledì notte Mamdani si è rivolto direttamente a Trump, dicendogli di «alzare il volume» e ha proposto New York come modello di resistenza alle politiche del governo federale: «In questo momento oscuro della politica, New York sarà la luce»