Stiamo assistendo ad un revival senza precedenti del romanzo neogotico sul grande schermo. Dal Nosferatu di Robert Eggers al nuovo Dracula di Luc Besson. Questa collana filmica, culminante con il Frankenstein di Guillermo Del Toro su Netflix, ci fa riflettere su quanto ha da dirci il romanzo neogotico oggi, con urgenza semantica e fascino disvelato. Ripercorriamo le caratteristiche del romanzo neogotico e la causa della sua nascita, la stessa che spiegherebbe l’atteggiamento del cinema contemporaneo a guardarsi indietro.

Il romanzo neogotico mette in incubazione la paura

Quando parliamo di ‘neogotico’ ci riferiamo a quella corrente artistica e letteraria sviluppatasi in Europa (tra l’Inghilterra e la Francia) a fine 18esimo secolo, con l’affermarsi di precise tematiche e forme narrative. Il neogotico fa emergere in superficie il fascino latente del gotico medioevale, con i suoi castelli diroccati, e le sue ambientazioni cupe, abitate da storie d’amore e maledizioni orrifiche. Vampiri, mostri viventi, lupi mannari e personaggi doppi, raccontano storie che ci ricordano il Male come concepito nel 1300: profano, mostruoso, inestinguibile. L’amore, per di più, distilla i sentimenti dei personaggi controbilanciando la narrazione cupa dei suoi racconti. A partire dal romanzo Il Castello di Otranto (1764, Horace Walpole) il Medioevo torna a parlare, con un’attenzione costante all’architettura e alle storie di paura. Ma cosa spinge scrittori prima Mary Shelley e Braam Stoken e poi Edgard Allan Poe e H. P. Lovecraft, a riaprire quel baule, interrogando i cadaveri di un mondo sommerso? La paura. La paura generata dal razionalismo illuminista del ‘700 che prometteva il progresso della tecnica, a scapito della cura dell’anima. Ecco che sentimentalismo romantico e narrazione gotica accolgono il sublime contro il mostro della scienza superomistica, guardandola con sospetto e indicendogli guerra con macabre maledizioni.

Frankenstein

Il cinema interroga i mostri del passato

Sarà il cinema degli Anni ’20 e ’30 a dare forma visiva alle pagine ingiallite del romanzo gotico. Il primo vampiro della storia del cinema sarà Nosferatu, un film surrealista del 1922 diretto da Friedrich Wilhelm Murnau. L’alfabeto cromatico e plastico si staglia alla vista del pubblico per la prima volta, ridefinendo il mostro cinematografico e le modalità filmiche con cui dargli vita. Particolarmente impressionante sarà poi il primo Dracula, del 1931, diretto da Karl Freund, e il Frankenstein del medesimo anno, diretto da James Whale con Boris Karloff nel ruolo della creatura. Il ventennio d’oro del genere horror-gotich sarà subito dopo, quello degli Anni ’60 e ’70, con film come La maschera del demonio, del grande Mario Bava, punta di cristallo del gotico italiano e Rosemary’s baby di Roman Polanski (1968); Potremmo continuare con molti altri titoli, quali Il pozzo e il pendolo (1961) o Nightmare Before Christamas (1993). Questa lista dimostra quanto il cinema abbia sempre guardato al gotico, da sempre luogo di ancestrali paure.

Dracula

Il vampiro: da Nosferatu a Dracula

E’ trascorso quasi un anno esatto dall’uscita del Nosferatu diretto da Robert Eggers. Il film si avvale di una scenografia, quella curata da Craig Lathrop, dalle ambientazioni immaginifiche perfette. Nosferatu è un gioiello visivo, dalla piena aderenza al neogotico ma con una grande sperimentazione registica. Senza parlare di Lily Rose Deep, che si dimostra perfetta nel ruolo di Ellen: la giovane sposa protagonista, posseduta da strani incubi e un malessere costante. Dracula di Luc Besson, invece, cambia rotta, e versa nell’ossatura della storia vampiresca la potenza totalizzante dell’amore. La nuova love story infatti restituisce piena autonomia al romanticismo. I vincoli amorosi del Rinascimento si fondono alla religiosità cavalleresca del Medioevo riconquistando il centro sul campo di dissoluzione morale in cui oggi viviamo. Per quasi tutti i film gotici sembra esserci un file rouge: il Male è estirpabile attraverso il sacrificio, la mortificazione di sé, la vanificazione del corpo terreno. Un’impresa altissima, impossibile, che solo il cinema può realizzare a fatti concreti, proprio come avviene nei suoi finali catartici, tanto quello di Nosferatu, quanto quello di Dracula.

Nosferatu (2024)

Il Frankenstein di Guillermo Del Toro: tutte le cicatrici del mostro moderno

Il periodo storico in cui stiamo vivendo sembra inquietato da esperimenti tecnologici al limite del reale. Il cinema tutto questo lo avverte e decide di mettere in campo non più il futuro utopistico della science fiction ma accendendo una luce nel corridoio buio del nostro passato. Parlano gli antenati, i morti, i re e le regine di un secolo sepolto. Il passato riesce a farci riflettere su quello che abbiamo perduto: l’amore viscerale e inscalfibile del Rinascimento e l’unione atavica con la Natura. E’ proprio su quest’ultimo tema che punta il Frankenstein di Guillermo Del Toro. Accolto con grande entusiasmo dalla critica e dal circuito festivaliero – riceve infatti ben 13 minuti di standing ovation al Festival di Venezia – il film distribuito su Netflix è un vero inno alla bellezza cinematografica. Il film traduce in immagini il capolavoro di Mary Shelley, ora aderendolo fedelmente alla romanzo, ora modificandone alcuni snodi narrativi (come la storia d’amore tra la creatura e Elisabeth e il finale rovesciato). La scenografia e la fotografica sono in perfetta sinergia per la riproposizione del gotico, ma con una direzione in perfetto stile Del Toro: fantastica e sognante.

Il neogotico odierno: un pozzo buio da cui guardare le stelle

In questo modo il neogotico torna a parlarci ed illumina con la fiammella dei suoi iconici candelabri il mondo visivo e semantico dell’ 800. Impasto di vecchio e nuovo, corporeità già morta, e anima nuova, si fondono in Frankenstein per la ricerca della vita. Alla luce dell’alba cammina il mostro di Del Toro che, a differenza del libro, non muore. Come recita il film: ‘Un cuore si spezzerà, e spezzato continuerà a vivere’. Il mostro può farlo, con la bellezza delle cose semplici, che dovremmo anche noi, spettatori, riabilitare: la gratitudine verso la natura, la possibilità di leggere un libro, il privilegio di stare al mondo. Il neogotico svoglia il romanzo 800esco con un occhio consapevole sull’epoca contemporanea. La tecnologica pervasiva e pericolosa minaccia il cuore puro delle nuove creature. Tuttavia, nonostante le cicatrici con le quali oggi si nasce, è possibile vivere davvero e il mostro ce lo insegna. Il neogotico riesce ad essere tutto questo: la morte per apprezzare la vita, il freddo con cui cercare il calore, il pozzo buio da cui guardare le stelle.

Doriana Gatta