La storia di quelli che sono stati soprannominati i “bimbi nel bosco”, in breve, è questa: Catherine Birmingham, australiana di 45 anni, ex insegnante di equitazione, e il marito inglese Nathan Trevallion, 51, artigiano ebanista, vivono con i tre figli, una di otto e due gemelli di sei anni, in un’ex casa colonica circondati da animali e silenzio, a pochi chilometri dal mare di Vasto, in provincia di Chieti e difendono la loro scelta di vita.
Quando è stato scoperto il tutto
Tutto nasce da una intossicazione da funghi: la famiglia chiama i soccorsi e nell’aprile 2024 finiscono in ospedale, poi i servizi sociali arrivano nel casolare della famiglia dopo la segnalazione dei carabinieri. Senza utenze e residenza la famiglia vive in completa autonomia e autosufficienza alimentare. I bimbi non vanno a scuola, studiano a casa con mamma e papà, ma ogni anno si sottopongono a un test in una struttura pubblica. Loro ribadiscono: “Vogliamo liberarci dalla tossicità della vita moderna”. Dopo i sopralluoghi, la Procura dei minori ha chiesto la sospensione della potestà e l’affidamento temporaneo dei tre bambini, parlando di “grave pregiudizio” per la loro crescita.
L’allontanamento dei bambini
“I bimbi devono vivere in una comunità perché la scelta di vita dei loro genitori rischia di ledere il diritto alla vita di relazione, articolo 2 della Costituzione”, “produttiva di gravi conseguenze psichiche ed educative a carico del minore”. Su questo si basa l’ordinanza cautelare del Tribunale per i minorenni di L’Aquila, non sul pericolo di lesione del diritto dei minori all’istruzione, con la quale i giudici hanno disposto la sospensione della potestà genitoriale a padre e madre nei confronti dei tre figli minori.
L’allontanamento dei bambini risale al 13 novembre scorso. Ed arriva dopo un anno di liti con i genitori. I servizi sociali parlano chiaro: «preoccupante negligenza genitoriale», «mancata frequentazione di istituti scolastici», «isolamento». Il tribunale chiedeva «una relazione tecnica sulla sicurezza» e «accertamenti sulla condizione dei minori». Ma c’è di più. Quando gli viene chiesto un certificato medico indispensabile per visite neuropsichiatriche e analisi del sangue per i bambini, i genitori rifiutano il controllo obbligatorio. Poi impongono una condizione: «Consentiremo gli accertamenti solo se ci verranno corrisposti 50 mila euro per ciascun minore».
Scontro tra magistrati e governo
Il caso dei bimbi nel bosco intanto ha acceso anche uno scontro istituzionale tra magistratura e governo. “Strappare un bambino dalla famiglia è un atto estremamente doloroso e grave quindi bisognerà approfondire, ci saranno accertamenti profondi” ha spiegato ministro della Giustizia Carlo Nordio. “Siamo di fronte ad un sequestro di tre bimbi tolti alla madre e al padre in maniera indegna, preoccupante, pericolosa e vergognosa” sono invece le dichiarazioni di Salvini che aggiunge: “Anche questa storia dimostra che una profonda, sana e giusta riforma della giustizia che non funziona, sarà fondamentale”.
L’atto del tribunale dell’Aquila “si fonda su valutazione tecniche ed elementi oggettivi: sicurezza, condizioni sanitarie, accesso alla socialità, obbligo scolastico. Ed è stato assunto con finalità esclusivamente protettive” replicano dall’associazione nazionale magistrati. “L’ordinanza è stramotivata, è lunga dieci pagine. La politica legga i provvedimenti prima di attaccare a occhi chiusi e non strumentalizzi” ha aggiunto il segretario dell’Anm Rocco Maruotti .





