In Slovenia, ieri, i cittadini sono stati chiamati a esprimersi in un referendum riguardante la possibile entrata in vigore di una legge che avrebbe legalizzato il suicidio assistito nel Paese. Il 53% degli elettori ha votato contro; la normativa, dunque, non entrerà in vigore, nonostante il parlamento l’abbia approvata la scorsa estate.
La legge avrebbe disciplinato la materia, rendendo legale la pratica attraverso la quale una persona si autosomministra un farmaco letale. A poter farlo, di regola, sono solo gli adulti con malattie terminali o gravi, che patiscono sofferenze insopportabili e senza prospettive di guarigione.
Slovenia: il popolo dice no alla legge sul suicidio assistito
La questione resterà in sospeso; il parlamento sloveno non potrà infatti votare un disegno di legge inerente all’argomento per i prossimi dodici mesi. Lo scorso anno, un altro referendum aveva avuto un esito totalmente opposto: in quel caso, gli elettori avevano richiesto al governo di regolamentare la materia.
Quest’ultima chiamata alle urne è stata sostenuta dalla Chiesa cattolica e dai partiti conservatori: uniti, hanno raccolto le quarantamila firme necessarie per chiedere un referendum abrogativo, a fronte di una popolazione che conta poco più di due milioni di abitanti. Secondo il comitato che ha promosso la petizione, la legge approvata si sarebbe scontrata con i principi della Costituzione.
Federica Checchia





