«How many special people change?», cantano gli Oasis in Champagne Supernova, uno dei loro maggiori successi. Liam e Noel, però, non sembrano essere poi così cambiati, nonostante tutto. Ci avevamo sperato, quando li avevamo visti carichi a molla a Cardiff, durante la data zero del loro reunion tour. Ci avevamo creduto, quando erano saliti sul palcoscenico tenendosi per mano, all’inizio di uno show. Ce n’eravamo convinti, quando, dal palco di Wembley, il minore dei Gallagher aveva urlato un eloquente «See you next year».

Ora, però, la tournée è giunta al termine. Il 23 novembre, allo stadio Morumbi di San Paolo, in Brasile, il gruppo britpop ha messo un punto a un sogno collettivo durato quarantuno show, in centoquarantacinque giorni. Il concerto si è concluso con un abbraccio tra Liam e Noel, seguito dai fuochi d’artificio. E adesso?

Il tour degli Oasis è finito: e ora?

Se, in precedenza, Liam si era detto praticamente certo di nuovi live nel 2026, nelle ultime settimane aveva parzialmente ritrattato, mostrandosi più dubbioso riguardo al futuro della band. Ai fan che lo incalzavano, ha risposto: «Mi vedrete l’anno prossimo e quello dopo e così via, ma non sono ancora sicuro se sarà con gli Oasis. Dobbiamo metterci lì e discuterne. Se dipendesse solo da me, sapete bene che saremmo in tour fino al giorno della nostra morte, perché è la cosa più bella del mondo, ma purtroppo non è così».

Parole che, alle orecchie di molti, erano suonate poco incoraggianti. Ieri, è infine arrivato il comunicato ufficiale, pubblicato sui social: «E così è successo.La forza culturale pop più dannosa della recente storia britannica ha trovato la sua strada nei cuori e nelle menti di una nuova generazione. Da Gallagher Hill al Rio della Plata, da Croke Park sulle rive del Canale Reale alla Città degli Angeli, l’amore, la gioia, le lacrime e l’euforia non saranno mai dimenticati».

Tutto bellissimo e commovente, fino alla mazzata: «Ci sarà ora una pausa per un periodo di riflessione». Un arrivederci, dunque, che potrebbe trasformarsi un un nuovo addio, o forse no. Una pausa, intanto. E a noi cosa rimane? La speranza che, questa volta, non occorrano altri quindici anni prima di rivederli insieme.

Federica Checchia