Il Garante della Privacy ha ordinato alla società di produzione televisiva Quarantadue di rimuovere dalla docuserie Il caso Yara – Oltre ogni ragionevole dubbio, uscita nel 2024 su Netflix, tutti i messaggi vocali inviati dai genitori della tredicenne Yara Gambirasio, scomparsa il 26 novembre 2010 e ritrovata senza vita il 26 febbraio 2011. L’azienda dovrà anche pagare una sanzione dell’ammontare di quarantamila euro; potrà, tuttavia, fare ricorso contro la decisione.

Il provvedimento interessa quarantasei registrazioni; tra queste, ci sono anche dei messaggi lasciati dalla Maura Panarese, madre della vittima, alla segreteria telefonica della figlia, poco prima di sapere che apprendere del suo decesso. Come spiegato dal Garante, questi audio non avrebbero alcuna rilevanza ai fini delle indagini. La loro diffusione, dunque, non sarebbe giustificata dal diritto di cronaca, ma si tratterebbe di un’intrusione illegittima -e, a tratti, anche morbosa- nella sfera privata della famiglia.

L’omicidio di Yara Gambirasio

La società Quarantadue aveva giustificato la propria decisione affermando che il materiale fosse già di dominio pubblico, poiché contenuto nei documenti processuali. La famiglia Gambirasio non aveva partecipato alla produzione della serie e, anzi, poco dopo la sua distribuzione aveva sporto denuncia.

Yara Gambirasio aveva tredici anni ed era di Brembate di Sopra, in provincia di Bergamo. Sparì nel nulla nel tardo pomeriggio del 26 novembre 2010, di ritorno dalla palestra in cui andava a fare gli allenamenti di ginnastica ritmica. I ricercatori trovarono i suoi resti tre mesi dopo, lungo un torrente vicino a Chignolo d’Isola. L’autopsia confermò che la ragazza era stata colpita alla testa e ferita gravemente con un’arma da taglio alla gola, al torace, alla schiena e ai polsi. Per il suo omicidio è stato condannato all’ergastolo il carpentiere di Mapello Massimo Bossetti.

Federica Checchia