Chanel è tornata a New York con un gesto che sa di dichiarazione d’amore alla città: il Métiers d’Art 2026 si è svolto sotto il livello stradale, nella piattaforma abbandonata del Bowery, dove vibrazioni metropolitane e artigianalità d’alta moda si sono intrecciate in un racconto quasi cinematografico. Matthieu Blazy, alla sua prima collezione Métiers d’Art per la maison, ha scelto di scendere nel cuore della città e ascoltarne il ritmo, orchestrando un’esperienza immersiva che ha trasformato un tratto di subway in un universo Chanel parallelo. Quasi un po’ più approchable?
Chanel per il suo Métiers d’Art trasforma il sottosuolo nel suo palcoscenico
L’atmosfera era quella di un film girato in tempo reale: gli ospiti — da A$AP Rocky a Tilda Swinton, passando per Kristen Stewart, Solange, Margaret Qualley e Linda Evangelista — hanno letteralmente “preso la C”, mentre i rumori della metro si trasformavano nella colonna sonora perfetta per accogliere la collezione.
Il set: un mondo sotterraneo tra Paris e Lower East Side
L’ingresso al show era un rito iniziatico: pioggia, ombrelli neri, checkpoint di sicurezza e poi una discesa nel ventre di New York, dove la metropolitana diventava un ponte immaginario tra Rue Cambon e Bowery. Pareti consumate, rotaie luccicanti sotto i fari, e quel mix di caos e poesia che solo la città sa offrire.
Il preludio era firmato Michel Gondry, che ha diretto un corto in stile rom-com con Margaret Qualley e A$AP Rocky, tutto ambientato nella subway, come se fosse la vera protagonista della storia. L’invito? Una “La Gazette” personalizzata, una fanzine Chanel con interviste, pagine sugli artigiani e giochi in stile quotidiano newyorkese.
Blazy e la sua New York
Blazy racconta la città attraverso la sua gente. Ecco perché la collezione si legge come un mosaico di vite: una giornalista anni ’70, una businesswoman anni ’80, studenti, leader globali, habitué della lirica e persino un “Clark Kent” in tweed con un pullover grafico dai colori primari. Ogni look è un personaggio, ma anche un’interpretazione moderna di ciò che Gabrielle Chanel aveva visto nel 1931 durante il suo viaggio americano.
Una delle silhouette più sorprendenti è la gonna frangiata costruita con mini Empire State Building capovolti e scintillanti: un omaggio alla città-manifesto.
Traché e Tweed: la magia degli atelier
La collezione è un tributo vivente ai 19 Métiers d’Art della maison: piume fluttuanti, fiori tessuti a mano, ricami tridimensionali, tweed scomposti e ricostruiti. I leopardati realizzati a telaio — un nuovo know-how — convivono con sete stampate che imitano la texture dell’Astrakhan. C’è persino un poster del film “Tonight or Never” del 1931 trasformato in un tweed grafico da indossare.
Le silhouettes oscillano tra gli anni ’20 e gli ’80, alternando beehive hairdos a power suit, passando per abiti ombré che fluttuano come nebbia e ballgown composti da maxi “petali” animalier sfilacciati. Tutto è leggero, quasi volatile: l’ossessione dichiarata di Blazy per una couture che respira. La collezione è un ponte tra due New York: quella glamour dell’Upper East Side e quella cruda, vibrante, iconica del Lower East Side. Blazy la racconta con tocchi di humor (le borse decorate con tazze di caffè take-away e cani, che definisce “i due veri accessori newyorkesi”), ma anche con una visione limpida: Chanel prende il codice più iconico dell’heritage e lo cala nella realtà urbana contemporanea senza perdere magia o statura.





