Più di seicento musicisti e lavoratori del settore -tra i quali i Massive Attack, Thurston Moore e Brian Eno– hanno firmato un appello indirizzato a Live Nation Entertainment. Nella lettera, viene chiesto alla società di interrompere ogni rapporto con Live Nation Israel e, soprattutto, smettere di organizzare concerti in Israele. Continuare a lavorare lì, secondo i firmatari, vorrebbe dire fare «artwashing dell’apartheid e del genocidio».
Lo scorso 9 dicembre, la Campagna Palestinese per il Boicottaggio Accademico e Culturale di Israele (PACBI) aveva rilasciato una dichiarazione, rivolta proprio ai musicisti. Queste le loro parole: “Agli artisti, vi chiediamo di fare pressione sui festival e sui locali di Live Nation affinché soddisfino le richieste di cui sopra. E ai fan, ai frequentatori dei festival e al pubblico, vi esortiamo ad amplificare e sostenere le richieste della nostra campagna. Siamo al fianco dei lavoratori dei locali e dei festival di Live Nation. Speriamo che possiate trovare modi significativi per far valere le nostre richieste”.
L’appello degli artisti a Live Nation
“Come musicisti, cantautori, produttori, ingegneri e lavoratori, ci rifiutiamo di rimanere in silenzio mentre l’apartheid israeliano continua la sua oppressione genocida contro il popolo indigeno palestinese. Restiamo fermi in solidarietà di principio con la loro lotta per la libertà, la giustizia e l’uguaglianza, e insistiamo affinché vengano intraprese azioni significative per chiamare a rispondere i responsabili di tali ingiustizie”, si legge nella lettera.
“Sappiamo che nessun piano di cessate il fuoco corrotto, mediato dagli Stati Uniti, porterà a una vera responsabilità o giustizia. Le forze israeliane continuano ad assediare, affamare e uccidere i palestinesi a Gaza. Non possiamo permetterci di essere compiacenti, mentre il nostro mondo affronta molteplici crisi che minacciano tutti noi, tra cui la catastrofe climatica, l’aumento del fascismo e del razzismo e le violazioni dei diritti inalienabili”.
“Sappiamo che la vera solidarietà inizia con l’affrontare la complicità. Parti del nostro settore hanno troppo spesso fallito nel difendere la liberazione palestinese. Chiediamo che questo fallimento morale giunga a una fine decisiva. In questo, ci esprimiamo insieme a favore della vita, della dignità e della fine dell’impunità”.
Il messaggio di solidarietà per il popolo palestinese
“Molti di noi hanno collaborato con Live Nation Entertainment. Come artisti e lavoratori che alimentano il settore, sosteniamo iniziative di principio che chiedono una retribuzione dignitosa per tutti, il rispetto per le scene locali e la fine del monopolio aziendale”.
“Non possiamo rimanere in silenzio mentre Live Nation Israel glorifica l’esercito israeliano genocida che ha ucciso oltre 70.000 palestinesi a Gaza. Facciamo eco alle richieste di lunga data dei palestinesi di responsabilità per i loro anni di discredito sull’apartheid israeliano e ora sul genocidio”.
“Chiediamo a Live Nation Entertainment di sostenere tutte le richieste autorevoli dei palestinesi, abbandonando Live Nation Israel, adottando politiche volte a garantire che la sua programmazione e le sue partnership non siano complici di oppressione in alcun luogo e rispettando le linee guida della società civile palestinese. Locali e festival di Live Nation: vi preghiamo di farvi portavoce e di aderire a queste richieste”.
“Non possiamo più permettere che la nostra musica venga utilizzata per infangare l’apartheid, il genocidio o l’oppressione contro qualsiasi popolo. La nostra visione condivisa di un mondo più giusto e pacifico ci spinge. Unitevi a noi”.
Federica Checchia





