Li vediamo ovunque: sulle confezioni dei croccantini, nei video virali su TikTok o tra le braccia delle celebrità. In genere hanno le orecchie piegate, zampe corte e paffute, gli occhi grandi e il musetto schiacciato. Li osserviamo e pensiamo quanto siano adorabili o buffi, ma dietro quell’estetica si nasconde una condanna a vita. I Paesi Bassi hanno deciso di dire basta. Dal 1° gennaio 2026 possedere o esibire gatti con tratti genetici dannosi è diventato illegale.

Dall’allevamento al possesso: la stretta olandese e le sanzioni

La nuova legge introdotta recentemente nei Paesi Bassi rappresenta un ulteriore intervento in merito al tema. Il processo non è stato impulsivo, tutt’altro. Già nel 2014 il Paese approvò l’Animal Act che vietava l’allevamento di animali che soffrono a causa delle loro caratteristiche fisiche. Una legge rimasta vaga fino al 2019, quando il Ministro dell’Agricoltura introdusse criteri scientifici rigorosi. Da quel momento divenne illegale allevare cani con il muso troppo corto – dove la lunghezza del naso è inferiore a un terzo del cranio – e gatti con mutazioni genetiche dolorose come le orecchie piegate degli Scottish Fold. Il divieto si estese, nel gennaio 2023, anche alla vendita e all’importazione. L’ultimo tassello mancante era proprio il possesso e l’esibizione. Sono coinvolti anche gli influencer, ai quali non è più permesso pubblicare foto promozionali e ai brand che non possono più utilizzare queste razze nei cartelloni o negli spot.

Il Paese non si è limitato alle parole, ma ai fatti. Le sanzioni per chi viene sorpreso ad allevare o commerciare tali animali possono arrivare a diverse migliaia di euro. Per i casi meno gravi si parte da circa 1.500 euro, ma per gli allevatori recidivi o per il commercio illegale la multa sale fino a 15.000 euro. Qualora venissero segnalati casi di maltrattamento estremo o allevamento illegale persistente, le autorità hanno il potere di confiscare gli animali. Non mancano all’appello gli influencer e le aziende sorprese a sfruttare questi animali per scopi promozionali. Le sanzioni in questo caso sono proporzionali al fatturato o alla portata pubblicitaria.

Quali sono le caratteristiche estetiche dannose?

Come riportato sul sito ufficiale olandese, Rijksoverheid, il divieto ha “lo scopo di migliorare il benessere dei gatti”. Jean Rummenie, il Segretario di Stato ha dichiarato: “Per me il benessere degli animali viene prima di tutto. Da tempo si lavora duramente al divieto di possesso per gatti Scottish Fold e gatti nudi”. Prosegue, sottolineando che è “felice che siamo arrivati a questo punto, perché non è accettabile che gli animali soffrano inutilmente per le loro caratteristiche fisiche”. Il sito, inoltre, spiega per quale motivo le caratteristiche estetiche degli Scottish Fold sono dannose. Questi gatti hanno una mutazione genetica che causa un’anomalia nella cartilagine, provocando dolore, zoppia e rigidità articolare (la cartilagine delle orecchie, non reggendo il peso, si piegano). Nei casi gravi può addirittura causare la paralisi. Il lato peggiore è che non esiste alcun trattamento in grado di curare questa patologia.

Gli Scottish Fold non sono l’unica razza inclusa nel divieto: anche gli Sphynx soffrono di problemi di salute legati al loro aspetto. La mancanza di pelo rende difficile la regolazione della temperatura corporea. Inoltre, sono soggetti a infezioni frequenti. Anche la mancanza di vibrisse (i baffi) e peli causa difficoltà, limitandone notevolmente la percezione sensoriale. Il sito informa che “i gatti nati prima del 1° gennaio 2026 rientrano nel diritto transitorio, a condizione che sia dimostrabile che siano stati microchippati prima di tale data”. La situazione è diversa per “i gatti nati il o dopo il 1° gennaio 2026 e i gatti senza microchip” i quali “rientrano nel divieto di possesso”.

La bellezza non può essere un pretesto per la crudeltà

I Paesi Bassi lanciano un messaggio molto potente: la bellezza non può e non deve essere un pretesto per la crudeltà. Se un tratto estetico che noi consideriamo “carino” è per l’animale causa di sofferenza, allora il desiderio di alimentarne il possesso è una forma di abuso. La decisione di oscurare questi animali dai social e dalle pubblicità non è volta a punire le razze, ma a proteggerle da un desiderio umano egoista. La speranza è che questo “modello olandese” possa spingere il resto dell’Europa a riconoscere il confine tra il nostro compiacimento visivo e il diritto degli animali a una vita dignitosa.

Stefania Cirillo