In base alle poche informazioni che la popolazione riesce a far uscire dai confini del Paese, sembra che le enormi proteste in Iran si siano sostanzialmente spente. Nell’ultima settimana, il regime ha represso le manifestazioni con una violenza inaudita e senza precedenti nella storia recente della nazione. Le forze dell’ordine governative hanno arrestato e ucciso migliaia di persone, con un ritmo insostenibile per i civili che, alla fine, potrebbero essersi arresi.

Reuters e Associated Press sono riuscite a mettersi in contatto con diverse persone che vivono a Teheran, e che hanno raccontato che, nella capitale, la situazione parrebbe essere tranquilla. Anche il capo della polizia iraniana ha annunciato pubblicamente la fine dei cortei e degli scontri. Negli ultimi giorni, ci sarebbero state solo alcune sporadiche manifestazioni nel nordovest del paese; secondo un’associazione curdo-iraniana che si occupa di diritti umani, però, una donna sarebbe stata uccisa a colpi di pistola dalle forze governative a Karaj.

La situazione in Iran e l’incognita Trump

Al momento, l’agenzia di stampa iraniana Human Rights Activists News Agency (HRANA), che lavora fuori dall’Iran, ha identificato e confermato oltre tremila decessi nel corso delle proteste. Nel 2022, durante altre grandi rivolte, le uccisioni erano state 551. Il numero preciso dei morti, tuttavia, non è verificabile, perché internet continua a essere quasi del tutto bloccato.

Giusto ieri, il presidente statunitense Donald Trump ha ringraziato le autorità iraniane per avere annullato ottocento impiccagioni di manifestanti senza specificare come abbia ottenuto l’informazione. Pochi giorni prima, aveva minacciato di intervenire militarmente in Iran, a sostegno della popolazione. L’attacco sembrava imminente fino a mercoledì ma, alla fine, si era tirato indietro con un discorso piuttosto vago e confuso.

Federica Checchia