A seguito delle continue minacce di un imminente attacco militare da parte degli Stati Uniti, l’Iran ha chiuso lo spazio aereo per cinque ore, riaprendolo giovedì mattina. Il blocco, diramato senza fornire spiegazioni, ha costretto i vettori internazionali a deviare le rotte per evitare il territorio iraniano. I siti specializzati, come FlightRadar24 e SafeAirspace, hanno segnalato un rischio concreto di attività missilistiche o di un potenziale errore nel riconoscere i voli civili. Intorno alle 7:00, ora locale, la situazione è tornata alla normalità operativa. La riapertura e il ripristino dei collegamenti sono stati poi annunciati da Turkish Airlines.
Le esecuzioni sono sospese, ma la situazione interna rimane preoccupante
Le tensioni tra Iran e Stati Uniti non sono sul punto di stabilizzarsi, specie a causa della violenta repressione delle proteste interne. Donald Trump ha minacciato un intervento armato diretto qualora il regime decidesse di procedere con le esecuzioni capitali dei manifestanti. Oltre l’avvertimento, gli Stati Uniti hanno ordinato l’evacuazione dei personale diplomatico in Kuwait, dei militari in Qatar e di tutti i cittadini americani in Iran. Similmente, l’Italia ha invitato i connazionali a lasciare il Paese, rafforzando la sicurezza dei soldati in Iraq e Kuwait. Germania e Spagna, invece, hanno limitato le operazioni aeree. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha assicurato che non avverranno impiccagioni nel breve termine.
Anche la magistratura locale ha fatto un passo indietro riguardo Erfan Soltani, il manifestante a rischio esecuzione, declassando il suo reato a capi d’accusa che non prevedono la pena di morte. Sul fronte diplomatico la situazione appare lievemente più stabile. La situazione interna, tuttavia, resta preoccupante. Il blackout dura da ormai 150 ore, impedendo così l’uso di internet e di comunicazioni telefoniche. La televisione di Stato ha diffuso la notizia dell’arresto di centinaia di persone, definite “terroristi” (accusati di sabotare le infrastrutture pubbliche). Le proteste ormai evidenziano quanto il regime di Teheran sia instabile. Attualmente il governo iraniano, spingendo verso una censura totale, stima poche centinaia di vittime. Le agenzie indipendenti con sede negli Stati Uniti stimano, invece, circa 3.500 vittime, con valutazione che potrebbero raggiungere anche le 15.000.
Stefania Cirillo





