Raqqa, già capitale del Califfato e liberata dall’Isis dalle forze curde delle Forze democratiche siriane (SDF) nel novembre del 2018, è tornata sotto il controllo del governo di Damasco. Le forze governative della Siria, che comprendono anche ex ribelli jihadisti e che avevano preso la città prima che subentrasse lo Stato islamico, hanno in soli due giorni riconquistato più di metà dei territori, che i curdi si erano presi con la disfatta dell’Isis e poi il crollo del regime di Bashar al-Assad.

Il governo centrale siriano ha annunciato di aver raggiunto un accordo per un cessate il fuoco con i combattenti curdi delle Forze democratiche siriane (SDF).
L’accordo, firmato dal presidente Ahmed al Sharaa e da Mazloum Abdi, comandante delle SDF e leader di fatto dei curdi siriani, avrà effetto immediato e mette fine a due settimane di scontri tra le SDF e le milizie del governo. È parte di un più ampio accordo che prevede l’integrazione delle SDF nell’esercito siriano e nelle istituzioni statali, e quindi il loro scioglimento come forze autonome.

L’accordo tra Damasco e curdi

L’intesa prevede l’immediato e completo passaggio di consegne amministrative e militari dei governatorati di Deir e Zor e Raqqa al governo centrale. Damasco assumerà il controllo di tutte le istituzioni civili, reintegrando il personale attualmente in servizio nei ministeri competenti, e si impegna a non prendere di mira dipendenti delle Fds, combattenti o membri dell’amministrazione locale. L’intesa garantisce inoltre al governo la gestione dei valichi di frontiera e dei giacimenti di petrolio e gas, che saranno protetti dalle forze regolari per riportare le risorse sotto il controllo dello Stato. Previste anche misure per integrare le istituzioni civili del governatorato di al‑Hasakah nelle strutture ufficiali siriane.

Le forze americane, circa duemila uomini con alcune basi nell’estremo Nord-Est del Paese, non sono intervenute. Le tribù arabe che si erano alleate con i curdi contro Assad sono passate con l’attuale governo, guidato dall’ex qaedista Ahmed Al-Sharaa. La costruzione di un Nord-Est a guida curda, circa un terzo della Siria, con i principali campi petroliferi, è in frantumi.

Il grande vincitore è la Turchia di Recep Tayyip Erdogan, da sempre sostenitrice di Al-Sharaa e delle forze islamiste “moderate”. 

I curdi sono circa il dieci per cento della popolazione della Siria, ma durante la guerra civile siriana, cominciata nel 2011 e finita nel 2024, erano riusciti a ottenere il controllo di circa il 30 per cento del paese, a nord-est. Finora in quella zona, che si chiama “Rojava Kurdistan” (cioè “Kurdistan occidentale”), i curdi hanno avuto un proprio governo di fatto indipendente e, appunto, le proprie forze armate.
I negoziati per integrare i curdi nell’esercito siriano sono in corso da mesi, ma i risultati erano stati parziali perché i curdi temevano che abbandonando le proprie armi avrebbero perso la propria autonomia politica.