Nella giornata di ieri, l’esercito degli Stati Uniti ha fatto sapere di aver iniziato il trasferimento di alcuni detenuti, membri dell’ISIS. Stando alle prime informazioni, li avrebbe condotti dai campi di prigionia della Siria a un luogo segreto in Iraq. Fino ad ora sarebbero solo centocinquanta persone, ma l’iniziativa potrebbe arrivare a coinvolgere oltre settemila miliziani. Fino a qualche giorno fa, erano le Forze Democratiche Siriane (SDF) a controllare e gestire queste prigioni. Dopo l’accordo di cessate il fuoco, tuttavia, i gruppi armati curdi si sono ritirati dal nord-est del Paese, in cui erano stanziati da anni, e i centri di detenzione sono ora nelle mani del governo siriano.
Le agitazioni intorno alle prigioni in Siria sono un problema anche per gli Stati Uniti
In quest’ultimo periodo ci sono stati vari scontri fra le forze governative e quelle curde, anche vicino ai campi di prigionia. Martedì, le SDF hanno abbandonato anche quello di al Hol, dove si trovano diversi foreign fighters e familiari di terroristi. Gli USA temono che i prigionieri possano approfittare di questi momenti di concitazione, sempre più frequenti, per fuggire.
Il governo ha accusato le SDF di aver liberato dei prigionieri dal carcere della città di al Shaddadi, per sfruttare a loro favore l’instabilità che questo avrebbe provocato. Al contrario, le milizie curde sostengono che dei gruppi armati che rispondono al presidente Ahmed al Sharaa abbiano attaccato sia quella prigione, che quella di al Aqtan a Raqqa, la città che fino al 2017 era considerata la capitale dello Stato Islamico in Siria. L’esercito ha confermato di essere in cerca di alcuni membri dell’ISIS tornati impropriamente in libertà. Il Ministero dell’Interno ha parlato di circa centoventi detenuti, di cui ottanta sarebbero già stati ricatturati.
Federica Checchia





