L’esercito governativo ha preso il controllo di ampie zone del nord della Siria, allontanando le forze curde da un territorio sul quale avevano mantenuto un’effettiva autonomia per oltre un decennio. I media statali hanno riferito che le truppe avrebbero “espugnato” la città di Tabqa e la diga adiacente, nonché la grande diga Freedom, precedentemente nota come Baath, a ovest di Raqqa. Tutto questo è avvenuto nonostante gli appelli degli Stati Uniti a fermare l’avanzata.

Il governo sembra voler estendere la sua presa sulle aree controllate dai curdi, nonostante, di recente, il presidente siriano Ahmed al-Sharaa abbia emanato un decreto che dichiara il curdo lingua nazionale e concede il riconoscimento ufficiale alla minoranza. Già nel marzo 2025, dopotutto, un accordo volto a integrare le forze curde nello Stato, si era arenato. La scorsa settimana, le truppe governative hanno mandato via la comunità da due quartieri di Aleppo, e sabato hanno preso il controllo di un’area a est della città.

Siria, “sfuma” la pace tra la comunità curda e il governo

Per giorni, le truppe siriane si sono ammassate intorno a un gruppo di villaggi appena a ovest dell’Eufrate, chiedendo alle Forze Democratiche Siriane (SDF) a guida curda, di stanza lì, di ridistribuire le loro forze sulla riva opposta del fiume. Le due fazioni si sono scontrate duramente per le postazioni strategiche e i giacimenti petroliferi lungo il corso del fiume.

I combattenti delle SDF si sono ritirati dall’area sabato mattina in segno di buona volontà, ma hanno poi accusato le truppe siriane di aver violato l’accordo continuando ad avanzare più a est, in città e giacimenti petroliferi non inclusi nell’accordo. Le Forze Democratiche hanno dichiarato sabato che Damasco avrebbe «violato i recenti accordi e tradito le nostre forze», con scontri scoppiati con le truppe a sud di Tabqa. Nel frattempo l’esercito ha esortato le milizie a «rispettare immediatamente gli impegni annunciati e a ritirarsi completamente» a est del fiume.

Federica Checchia