Tra campagne con supermodelle, pop star globali e casting da sogno, Simon Porte Jacquemus ha fatto una scelta completamente diversa — e molto più potente di qualsiasi celebrity: ha scelto sua nonna. Liline Jacquemus è ufficialmente la prima ambassador della maison, e no, non è una mossa nostalgica da storytelling forzato. È probabilmente la cosa più Jacquemus che potesse fare.

La prima ambassador di Jacquemus è Nonna Liline: non una nonna qualsiasi, ma la Jacquemus woman

Liline non è una comparsa dell’ultimo minuto. È sempre stata parte dell’universo Jacquemus: in front row alle sfilate, presenza fissa nei momenti chiave del brand, e già protagonista di una campagna nel 2020, in piena pandemia. Ora però il legame diventa ufficiale, simbolico, dichiarato: non è solo famiglia, è identità di brand.

Simon la definisce “la donna più speciale della mia vita” e onestamente si vede. In un video recente le regala la nuova borsa del brand, chiamata Valérie — come sua madre, la figlia di Liline. Una scena che è metà fashion film, metà album di famiglia, ma senza mai scivolare nel cringe.

Perché questa mossa è geniale (e non solo tenera)

In un momento in cui tutti i brand inseguono gli stessi volti, Jacquemus fa l’opposto: torna alle origini. Liline è nata nel 1946, cresciuta in Provenza in una famiglia di contadini, figlia di una madre single italiana. È l’incarnazione reale di tutto ciò che il brand racconta da sempre: semplicità, terra, sole, autenticità.

Non è nostalgia, è heritage vero. Jacquemus ha sempre giocato con l’immaginario rurale, provenzale, intimo. L’ultima collezione si chiamava “Le Paysan” non a caso. Questa nomina rende tutto coerente: la moda non come aspirazione lontana, ma come trasmissione di memoria, come il racconto di chi ti ha cresciuto prima ancora che tu diventassi un designer.

E in mezzo a show in campi di lavanda, mini bag virali e campagne iper estetiche, questa scelta riporta tutto a una cosa molto semplice: la moda è personale prima di essere spettacolare.