La lotta di Trump contro l’immigrazione, portata avanti dall’agenzia federale dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice), sta avendo conseguenze tragiche. L’omicidio di Alex Jeffrey Pretti a Minneapolis (avvenuto a pochi chilometri di distanza dal luogo in cui Renee Good è stata uccisa a colpi d’arma da fuoco il 7 gennaio) compatta il grido di condanna contro il più aggressivo giro di vite sull’immigrazione negli Stati Uniti degli ultimi decenni. E la politica anti-immigrazione rischia di essere un boomerang per Trump.
Dopo averlo negato fino all’estremo, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump mette la retromarcia per l’Ice a Minneapolis. Nel pieno delle polemiche per gli omicidi di cittadini americani la “sua” polizia dell’immigrazione sta per lasciare la città-santuario più importante d’America.
In una breve intervista telefonica con il Wall Street Journal, Trump non ha risposto direttamente quando gli è stato chiesto per due volte se l’agente che ha sparato ad Alex Pretti avesse agito correttamente. Incalzato ulteriormente, il presidente ha dichiarato: «Stiamo esaminando e valutando tutto e prenderemo una decisione al riguardo». Trump ha criticato Pretti per aver portato un’arma durante le proteste. «Non mi piace sparare. Non mi piace», ha aggiunto il presidente nell’intervista. «Ma non mi piace quando qualcuno partecipa a una protesta e ha una pistola molto potente, completamente carica, con due caricatori pieni di proiettili. Anche questo non è un buon segno», ha spiegato. Trump ha affermato che Pretti portava con sé «un’arma molto pericolosa, un’arma pericolosa e imprevedibile», aggiungendo: «È un’arma che spara quando la gente non se ne accorge».
I video mostrano agenti mascherati che colpiscono l’infermiere con il calcio delle loro pistole prima di sparare. La Costituzione stabilisce che le forze dell’ordine possono usare la forza letale solo se la persona rappresenta un grave pericolo, ma la Corte Suprema ha storicamente concesso un margine di manovra agli agenti che agiscono sul posto.
Ci sono casi che hanno generato particolare indignazione. A Columbia Heights, Minneapolis, sono stati arrestati quattro minorenni, uno dei quali aveva solo cinque anni. Il bambino ecuadoriano e suo padre, entrambi richiedenti asilo con residenza legale, sono finiti in un centro di detenzione in Texas. Il vicepresidente JD Vance ha difeso l’azione con un’argomentazione che suonava come una presa in giro: “Cosa avrebbero fatto, lo avrebbero lasciato morire di freddo per strada?





