Il premier britannico spera che la sua visita, la prima di un capo di governo dai tempi di Theresa May nel 2018, possa ricucire i rapporti con la Cina, mantenendo al contempo al suo fianco il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Ai media, Starmer ha sottolineato che il Regno Unito non sarà costretto a “scegliere tra” Cina e Stati Uniti, nel contesto delle crescenti tensioni commerciali tra le due superpotenze degli ultimi anni.

Per Starmer, quindi, il viaggio in Cina offre l’opportunità di costruire un rapporto duraturo con una delle maggiori potenze economiche mondiali. L’economia cinese, infatti, è forte e stabile: Pechino ha registrato un surplus record di 1,2 bilioni di dollari nel 2025 e ha incrementato le esportazioni verso Africa, America Latina, Europa e Sud est asiatico.

Il Regno Unito manterrà “stretti legami” con gli Stati Uniti in materia di affari, sicurezza e difesa, ha affermato, aggiungendo però che “nascondere la testa sotto la sabbia e ignorare la Cina… non sarebbe sensato”.

Le critiche dei conservatori non sono tardate ad arrivare. L’opposizione infatti accusa Starmer di essere troppo conciliante nei confronti del dragone, specie in seguito alla polemica sulla costruzione di una enorme ambasciata cinese a Londra, la quale, a detta di molti analisti, potrebbe fungere da centro di spionaggio di Pechino. Inoltre, il governo ha stato fortemente criticato per aver dato dato il via libera al controverso progetto di una mega-ambasciata cinese a Londra. La leader conservatrice Kemi Badenoch ha dichiarato che non visiterebbe la Cina “in questo momento” se fosse primo ministro. “Dovremmo parlare di più con i Paesi che sono in linea con i nostri interessi, non con quelli che stanno facendo tutto il possibile per indebolire la nostra economia”, ha detto ai giornalisti.

Per scongiurare l’imprevedibilità degli Stati Uniti del presidente Donald Trump, i Paesi europei e occidentali si stanno impegnando in relazioni diplomatiche con la Cina. A tale proposito, Starmer non ha voluto commentare la recente missione analoga compiuta in Cina dal premier canadese Mark Carney, che ha firmato un accordo economico “strategico” con Pechino. Trump ha reagito minacciando dazi al 100% sull’import da Ottawa nel caso in cui tali accordi siano finalizzati.