L’emergenza incendi sta devastando la Patagonia argentina, dove le fiamme hanno già incenerito oltre 40.000 ettari nella regione settentrionale. Il disastro ha coinvolto anche il parco nazionale Los Alerces, sito UNESCO che custodisce alberi millenari. Nonostante la gravità, il governo di Javier Milei compromette le operazioni di soccorso.
L’insufficienza dei fondi rallenta la lotta contro le fiamme
Sotto l’attuale amministrazione, il corpo dei vigili del fuoco sta subendo un duro colpo. Ha perso nel giro di poco tempo decine di unità, passando da 430 a 390 operatori. Un collasso che affonda le radici nel taglio di budget. Nel 2024 ha visto una riduzione dell’80%, ma il governo prevede un’ulteriore riduzione del 71% per il 2026. A causa della scarsità di risorse è impossibile attuare una risposta efficace, specie con l’aumento e l’intensità degli incendi.
Tuttavia, la carenza dei fondi statali non è l’unico motivo che sta spingendo numerosi operatori ad abbandonare il corpo. Gli stipendi mensili inferiori a 500 dollari pongono i vigili sotto la soglia di povertà, spingendoli alle dimissioni. La totale assenza dello Stato sta spingendo molti civili a tentare di arginare gli incendi in autonomia con la creazione di barriere antincendio di fortuna. Solo il 30 gennaio, l’esecutivo di Buenos Aires ha dichiarato lo stato di emergenza, stanziando 100 miliardi di pesos. Tuttavia, la risposta arriva con eccessivo ritardo. La devastazione che minaccia l’intero patrimonio naturale del Paese ha già raggiunto una portata allarmante.
Stefania Cirillo





