Nicki Minaj ha spiegato, nel corso di un episodio di un podcast, uscito ieri, le motivazioni che l’hanno spinta a impegnarsi maggiormente nella politica conservatrice, rivelando che non sarebbero state le politiche di Donald Trump, ma il trattamento a lui riservato dall’opinione pubblica a spingerla a difenderlo.

Alla domanda della podcaster Katie Miller su quale, tra le posizioni più controverse del presidente, l’abbiano convinta a parteggiare per lui, ha risposto: «La libertà religiosa è qualcosa di molto importante per me, ma se devo essere sincera, il presidente Trump… quando ho visto come veniva trattato, ripetutamente, semplicemente non ce l’ho fatta». «Ho sentito che gran parte di quel bullismo, delle campagne diffamatorie e di tutte quelle bugie, sentivo che mi era stato fatto per così tanti anni. E lo vedevo in tempo reale accadere a qualcun altro, e non pensavo che se lo meritasse», ha continuato.

L’incontro tra Nicki Minaj e Donald Trump

In un altro video pubblicato su X, Minaj racconta di quando ha iniziato a prestare molta attenzione alla politica di Trump. «Durante l’ultima campagna presidenziale… ho visto qualcosa, e ho mandato subito un messaggio a qualcuno che conoscevo, dicendo: “Questo è un errore”. E ho anche detto: “Tutto questo mi sta facendo venire voglia di entrare in politica”». «E poi è successo qualcosa qualche mese fa che, se non l’avessi fatto prima…», ha proseguito in modo criptico, evitando di fornire dettagli. «Non ne voglio parlare. Diciamo che, a volte le persone possono spingerti così tanto che ti spingono fino alla tua prossima chiamata. È quello che è successo a me».

L’intervista arriva pochi giorni dopo l’intervento della cantante ai Trump Accounts Summit, dove lei e Trump si sono incontrati e abbracciati. In quell’occasione, la rapper ha affermato di essere “probabilmente la fan numero uno del presidente”. Subito dopo l’evento, Minaj ha rivelato a X di aver ricevuto la Trump Gold Card, che richiede al titolare di versare una donazione di 1.000.000 di dollari e di pagare una commissione di elaborazione di 15.000 dollari, e che funge da “visto basato sulla capacità di un individuo di fornire un beneficio sostanziale agli Stati Uniti”, accelerando potenzialmente l’ottenimento della cittadinanza statunitense dell’artista, nata a Trinidad.

Federica Checchia