Gli Stati Uniti stanno cercando di limitare le fonti di approvvigionamento energetico di Cuba, scoraggiando o ostacolando i paesi che forniscono petrolio all’isola. Questa linea dura rischia però di aggravare una situazione interna già molto fragile. Negli ultimi anni Cuba aveva compensato le proprie carenze energetiche grazie al sostegno del Venezuela, ma con il crollo dei rapporti e la crisi venezuelana quel canale si è praticamente interrotto.
Anche il Messico, oggi principale fornitore di greggio per L’Avana, ha ridotto drasticamente le spedizioni. La presidente Claudia Sheinbaum starebbe cercando margini per garantire almeno aiuti umanitari, ma le pressioni statunitensi complicano ogni operazione.
Il governo cubano ha dichiarato lo stato di emergenza energetica, sospendendo parte delle attività lavorative e scolastiche per risparmiare carburante e ridurre i consumi. Tecnici e osservatori locali stimano che le scorte disponibili possano coprire solo poche settimane, aumentando il timore di ulteriori disagi sociali.
L’eventuale accordo evocato da Trump potrebbe rappresentare un passaggio storico nelle relazioni tra i due paesi, segnate da oltre sessant’anni di embargo e diffidenza reciproca.
Trump ha dichiarato di aver avviato contatti diretti con la leadership cubana per discutere un possibile accordo bilaterale. Il contenuto dei colloqui non è stato reso pubblico, ma dalle parole della Casa Bianca emerge la volontà di ottenere cambiamenti politici significativi nell’isola, con l’obiettivo implicito di indebolire o superare l’attuale sistema di governo.
La notizia arriva in un momento di massima tensione tra Washington e Cuba, dopo mesi di accuse reciproche e di nuove restrizioni economiche. In precedenza, Trump aveva definito L’Avana una minaccia alla sicurezza nazionale statunitense e un attore vicino a reti terroristiche internazionali. Il ministero degli Esteri cubano ha respinto fermamente queste affermazioni, pur ribadendo la disponibilità a un dialogo purché fondato sul rispetto della sovranità nazionale.
Cosa vuole fare Trump con Cuba
Gli obiettivi con Cuba rimangono poco chiari, ma Trump ha rivolto maggiore attenzione all’isola dopo che la sua amministrazione, all’inizio di gennaio, ha catturato l’allora presidente venezuelano Nicolás Maduro ed è stato più aggressivo nel confrontarsi con le nazioni avversarie degli Stati Uniti. Trump ha previsto che il governo cubano è pronto a cadere.
Trump ha dichiarato di voler evitare una crisi umanitaria, ma ha ribadito la volontà di negoziare un accordo con il governo cubano per evitare un’interruzione totale delle forniture, senza fornire però dettagli precisi sulle modalità dell’intesa. Secondo quanto riferito, l’accordo potrebbe includere la restituzione delle proprietà confiscate agli esuli cubani che lasciarono l’isola dopo la rivoluzione del 1959. Una richiesta irricevibile per L’avana.
Gli Stati Uniti considerano l’intero emisfero occidentale un’area di influenza strategica, secondo la dottrina Monroe che guida l’attuale politica estera di Washington. Così, L’Avana è tornata al centro dell’agenda americana, dopo che l’amministrazione Trump ha definito il governo cubano una “minaccia insolita e straordinaria” per la sicurezza nazionale e annunciato tariffe su qualsiasi paese che fornisca petrolio all’isola.
Il presidente Usa sostiene inoltre che l’isola offrirebbe rifugio a gruppi terroristici transnazionali, contribuendo alla loro espansione nella regione e alla destabilizzazione dell’emisfero occidentale, anche attraverso migrazioni e violenza, in contrasto con gli interessi e la politica estera statunitense. In un post sui social media pubblicato lo scorso 30 gennaio, il presidente cubano Miguel Diaz-Canel ha accusato Trump di voler soffocare l’isola, “con un pretesto falso e infondato”.
Il capo della Casa Bianca, quindi, accusa Cuba di rappresentare una minaccia diretta alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti, sostenendo che il governo de L’Avana si allinei e collabori con attori ostili a Washington, tra cui Russia, Cina, Iran e gruppi proxy di Teheran come Hamas e Hezbollah. Secondo Trump, Cuba ospiterebbe anche infrastrutture militari e di intelligence straniere – inclusa quella che definisce la più grande base di intelligence russa all’estero – e rafforzerebbe la cooperazione in ambito difensivo con Pechino. Ma le accuse non sono finite qui.





