Come diverse persone hanno avuto modo di notare, nel corso della conferenza stampa tenuta da Donald Trump dopo la cattura di Nicolás Maduro, il presidente degli Stati Uniti ha più volte insistito sull’importanza delle riserve petrolifere del Venezuela, dichiarando in modo abbastanza diretto di essere interessato a controllarle.
Venezuela, Stati Uniti e la questione del petrolio
Il petrolio, d’altronde, è stato uno dei temi principali della campagna commerciale, militare e diplomatica portata avanti dal governo statunitense, che ha condotto alla caduta del dittatore venezuelano. L’amministrazione Trump ha spesso accusato l’ex leader di averlo “rubato” proprio agli Stati Uniti, facendo riferimento probabilmente a fatti risalenti agli anni Settanta, quando il Venezuela nazionalizzò l’industria petrolifera. Negli anni Novanta, tuttavia, il Paese si ritrovò ad affrontare una profonda crisi politica e sociale, che culminò nell’elezione dell’ex militare Hugo Chávez, che adottò posizioni più dure verso gli Stati Uniti.
Nonostante questo, però, gli scambi commerciali tra i due Paesi non si erano mai interrotti definitivamente. Le cose erano sensibilmente cambiate durante il primo mandato di Donald Trump, che aveva approvato delle sanzioni economiche per evitare che il petrolio venezuelano venisse venduto all’estero. Il tycoon, inoltre, voleva destabilizzare il governo di Maduro che, nel frattempo, era diventato presidente. Dopo le prime imposizioni, la compagnia di Stato venezuelana PDVSA aveva dovuto interrompere la vendita all’estero, almeno attraverso canali regolari.
L’avvento delle “flotte fantasma”
Da quel momento, infatti, è aumentato a dismisura l’impiego delle navi della cosiddetta “flotta fantasma”, che si serve di società fittizie per aggirare le sanzioni. Più dell’80% delle esportazioni venezuelane è diretto in Cina; la restante parte va agli Stati Uniti, e solo una piccola fetta arriva a Cuba. Nel 2022, Joe Biden ha esentato la società Chevron dalle sanzioni, permettendole di continuare a lavorare in Venezuela; appena tornato alla Casa Bianca, Trump ha revocato l’esenzione, per poi concederla nuovamente.
Secondo il presidente, l’arresto di Maduro e la fine del regime dovrebbe avvantaggiare le aziende statunitensi che avevano abbandonato il Venezuela, consentendo loro di investire nuovamente nel Paese. Questa, però, è una questione estremamente complessa e delicata: l’instabilità politica venezuelana potrebbe infatti scoraggiare le aziende, nonostante l’estremo ottimismo di Trump.
Federica Checchia





