Secondo il britannico The Telegraph, il presidente venezuelano Nicolás Maduro a Donald Trump nel corso della telefonata di quindici minuti – avvenuta dieci giorni fa – in cui i due leader hanno discusso della resa del caudillo. La richiesta prevedeva anche la cancellazione delle sanzioni per Maduro, la sua famiglia e un centinaio di funzionari fedeli, ma su questo punto tutto sarebbe naufragato. Trump ha offerto l’immunità solo a lui, la moglie e il figlio, anche perché i funzionari sono sospettati di tenere i legami con i cartelli del narcotraffico a cui Washington ha dichiarato guerra.

I due non avrebbero trovato un’intesa neanche sul governo di transizione: il leader venezuelano chiedeva di lasciare la guida temporanea alla vice, Delcy Rodriguez, in vista di nuove elezioni da organizzare nei prossimi mesi. Trump ha risposto di no, visto che per la Casa Bianca il legittimo presidente è Edmundo González, considerato il vero vincitore delle elezioni nel 2024.

Nei giorni scorsi Maduro aveva definito la telefonata con il tycoon «rispettosa e persino cordiale», guardandosi bene dal rivelare i dettagli delle richieste fatte per arrendersi. Ma se i termini fossero davvero questi, indicherebbero il triste epilogo di un leader ormai a corto di amici, passato dall’ideologia rivoluzionaria a quella della sopravvivenza.

La storia dei soldi, l’aspetto forse più imbarazzante, è stata fatta uscire probabilmente dall’opposizione o dalla Casa Bianca per umiliare agli occhi della sua base la figura di un uomo di 63 anni, considerato l’erede di Hugo Chávez e in carica dal 2013. Maduro aveva chiesto di potersi ritirare a Cuba, mentre Trump gli ha consigliato Russia o Cina. Alla fine è emerso il Qatar come possibile compromesso.

Trump aveva fissato entro la mezzanotte di ieri la scadenza entro cui Maduro avrebbe dovuto lasciare il Paese. Nel tentativo disperato di uscire dall’angolo, il chavista ha rivolto un appello alle forze di sinistra brasiliane perché «scendano in piazza» per difendere la sovranità di Caracas. Intanto la leader dell’opposizione e vincitrice del Nobel per la pace, María Corina Machado, che vive in clandestinità, ha invitato i venezuelani a unirsi a una marcia della pace in programma oggi. Machado prevede che la mobilitazione coinvolga almeno venti nazioni e ottanta città in tutto il mondo. «La transizione in Venezuela – ha detto – sarà ordinata e irreversibile». Il cambio di governo, sostiene, è imminente.