Il Mezzogiorno è indubbiamente rinomato per numerose cose positive, specie se lo si osserva con gli occhi di un turista: persone accoglienti, clima mite e buon cibo. Tuttavia, il Sud Italia soffre da sempre di mancanze rimaste taciute. Una fra tutte, e forse la più significativa, è la scelta dei giovani di abbandonare il proprio luogo d’origine per trasferirsi al Nord. La emigrazione, però, pur essendosi intensificata recentemente è iniziata già negli anni ’60. Eppure, cosa spinge i giovani ad andarsene?
L’andamento attraverso i dati
I dati recenti suggeriscono un miglioramento sotto aspetti prima carenti o instabili. Si è verificato un aumento del Pil regionale nell’arco di pochi anni, dal 2021 a al 2024, mostrando inoltra un accrescimento dell’occupazione. Nonostante ciò, la fuga di cervelli sembra non volersi arrestare. Un trasferimento che, inoltre, non vira esclusivamente al Centro-Nord, ma all’estero. I miglioramenti di cui il Mezzogiorno sta godendo, purtroppo, non sono sufficienti. Pur essendo aumentato il tasso di occupazione, il numero di lavoratori poveri è impennato. Basti pensare che su 2,4 milioni di lavoratori in crisi economica, la metà risiede nel meridione. È la combinazione tra contratti temporanei, salari irrisori e interi nuclei familiari in difficoltà finanziaria a generare un quadro tutt’altro che incoraggiante. L’insieme di queste vulnerabilità pone i giovani qualificati in una posizione scomoda, costringendoli a dover abbandonare il Sud.
Anche l’avvio di nuovi cantieri non sta fermando l’emigrazione dei giovani e le motivazioni appaiono evidenti. La natura dei lavori, infatti, è insufficiente per generare occupazione stabile. Le assunzioni in questo campo edilizio durano la fase della costruzione, al termine dei progetti coloro che sono stati impiegati non hanno altre misure di sostentamento. Similmente, la nascita di nuove posizioni nei servici Ict e nella pubblica amministrazione, pur essendo fondamentali, non sono sufficienti per integrare le competenze più avanzante. L’emigrazione dei laureati appare più come un obbligo che come una scelta. Il problema, tuttavia, non interessa esclusivamente il Sud, ma tutto il Paese. Il Mezzogiorno si sta impegnando per l’integrazione di progetti nel settore tecnologico, affinché i laureati possano trovare effettivamente un impiego stabile e correttamente retribuito. L’obiettivo, e questo in realtà vale per tutta la penisola, è quello di consentire ai giovani di poter scegliere se rimanere oppure no. Una scelta che ad oggi non hanno.
Stefania Cirillo





