All’inizio di quest’anno, il TAR del Lazio ha respinto la richiesta di sospendere la data del referendum sulla giustizia. Nonostante la prima battuta d’arresto del 14 gennaio, i promotori avevano riposto le loro speranze nell’udienza del 27 gennaio, volta a ottenere uno slittamento dei tempi. Tuttavia, la sentenza ha confermato il calendario originale: i cittadini voteranno il 22 e il 23 marzo. La vera novità, però, arriva dalla Corte di Cassazione, la quale ha accolto le istanze sulla poca chiarezza del quesito. Il testo, infatti, è stato riformulato per renderlo più esplicito e comprensibile.

Quali sono gli ultimi sviluppi del Referendum Giustizia?

Il 6 febbraio la Cassazione ha accolto l’istanza presentata da 15 giuristi promotori della raccolta firme, convalidandone la natura anche popolare. Il testo che sarebbe dovuto essere sottoposto a voto è stato ritenuto effettivamente poco trasparente, pertanto verranno elencati gli effettivi articoli costituzionali che il referendum andrebbe a modificare. La modifica del testo, tuttavia, ha spinto i promotori e diverse forze di opposizione a ritenere che fosse doveroso far scattare un nuovo iter formale. Ciononostante, l’esecutivo ha scelto di non emettere un nuovo decreto di indizione (l’atto formale che fissa ufficialmente la data per le votazioni). Una scelta che appare agli occhi di molti tutt’altro che corretta.

Il vicepremier e ministro degli esteri, Antonio Tajani, ha sottolineato che le modifiche apportate non ne modificano la sostanza. Contemporaneamente, Debora Serracchiani, responsabile giustizia del PD e deputata, ha criticato aspramente la dinamica. “Prima non consentono al Parlamento di poter esercitare la propria funzione, poi fissano una data del Referendum senza rispettare la raccolta firme di oltre 500 mila cittadine e cittadini italiani”. Ha continuato dicendo: “poi sono costretti a modificare il quesito del Referendum senza spostare la data fissata del Referendum con la solita tracotante arroganza di chi comanda e non governa”.

Il diritto all’informazione degli elettori è stato rispettato?

La dinamica a cui stiamo assistendo ha dello straordinario. Non è mai accaduto che un testo di natura referendaria venisse modificato a campagna iniziata. Siamo di fronte a una situazione anomala, segnata da continue respinte in merito alla data e da una percepita inosservanza del naturale tempo costituzionale. Ora potrebbe spettare alla Consulta il compito di stabilire se il diritto all’informazione degli elettori sia stato correttamente garantito.

Stefania Cirillo