La morte dello studente Quentin Deranque ha generato grande concitazione non solo in Francia, luogo in cui è avvenuta la rissa violenta, ma anche all’estero. Il diverbio avvenuto tra Macron e Meloni ne è l’esempio, eppure questo non è stato l’unico fattore di rilievo. Il caso ha generato reazioni importanti anche tra le forze politiche. Il gruppo di estrema destra, Patrioti per l’Europa (PfE), ha chiesto al Parlamento europeo un minuto di silenzio in memoria dello studente francese.
Il Parlamento europeo respinge (per ora ) il minuto di silenzio per Deranque
A seguito della richiesta del PfE, la presidente del Parlamento Roberta Metsola ha deciso di respingere la richiesta, motivando successivamente la decisione. Secondo quanto riportato, il minuto di silenzio era in contrasto con lo scopo della sessione, incentrata invece sulla guerra in Ucraina. La riunione infatti è stata straordinaria, svoltasi in occasione del quarto anniversario dall’invasione russa. L’obiettivo preminente era quello di votare una risoluzione a sostegno del Paese colpito dalla guerra. Tuttavia, non è detto che il minuto di silenzio non venga approvato in un’occasione differente, probabilmente durante la prossima riunione regolare prevista a marzo. Ciononostante, il minuto di silenzio attualmente respinto è stato affiancato da altre iniziative.
Sabato scorso, infatti, oltre 3.200 persone hanno deciso di partecipare a una marcia a Lione, luogo in cui si sono svolti i fatti, per ricordare Deranque. Gli scontri violenti che hanno causato la morte dello studente hanno alimentato ulteriormente l’astio tra le due fazioni. L’estrema destra francese accusa La France Insoumise (Lfi) di avere un ruolo e una responsabilità morale dell’omicidio. Come accade frequentemente, la morte dello studente è stata strumentalizzata a fini politici. Charles Kushner, l’ambasciatore statunitense a Parigi, ha condiviso un messaggio in cui affermava: “la sinistra radicale violenta è in aumento” identificando nella morte di Deranque la rappresentazione concreta di tale pericolo. Jean-Noël Barrot, il ministro degli Esteri francese, dopo aver convocato l’ambasciatore statunitense per quelle parole, ha ribadito l’intenzione di condannare “qualsiasi tentativo di utilizzare questa tragedia per scopi politici”.
Stefania Cirillo





