La tensione tra il presidente francese, Emmanuel Macron e la presidente Giorgia Meloni è palpabile e la ragione dell’ultimo diverbio sembra riguardare Quentin Deranque: un nome diffuso sulla bocca di tutti in Francia. Deranque era, infatti, un militante francese di estrema destra che, a seguito di scontri violenti avvenuti a Lione, ha perso la vita in ospedale pochi giorni dopo. Una dinamica nata e sviluppatasi in Francia sembra essere arrivata anche all’attenzione della Meloni che, profondamente turbata dall’accaduto, l’ha definito “una ferita per l’intera Europa”. Macron ha commentato la vicenda sostenendo che se ognuno resta a casa propria “le pecore saranno ben custodite”.

Diverbio tra Macron e Meloni, mentre il clima a Lione è estremamente teso

Un’intromissione su questioni che non le competono, così Macron ha percepito il commento di Giorgia Meloni in merito alla delicata vicenda avvenuta in Francia. La situazione, infatti, è ben più complessa e ostica di quanto si possa immagine. Lione fa da scenario agli scontri tra l’estrema destra e l’estrema sinistra, il reale punto nevralgico della situazione. Basti pensare che solo negli ultimi quindici anni sono nati numerosi gruppi estremisti, tra cui: Génération Identitaire, Les Remparts (sciolti nel 2024), Bastion social, Audace Lyon e Lyon Populaire.

Gli scontri verificatisi poi giovedì 12 febbraio erano supponibili e, nonostante ciò, le conseguenze hanno portato alla morte di un ragazzo di 23 anni. Come ricostruito da alcune testate, i fatti dovrebbero essersi svolti durante una manifestazione del collettivo femminista di estrema destra, Némésis. La protesta era contro la conferenza avvenuta all’Università Sciences Po di Rima Hassan, eurodeputata di La France Insoumise. Una prima aggressione coinvolge le ragazze che vengono strattonate con forza, ma nessuno interviene.

Non trascorre molto tempo, forse mezz’ora, prima che avvenga l’aggressione di cui stiamo parlando. Un gruppo di persone incappucciate si scontra con i ragazzi del servizio d’ordine di destra e avviene una vera e propria rissa. Gli attivisti di destra decidono di scappare, lasciandosi alle spalle tre membri del loro gruppo: tra questi c’è Quentin Deranque. Il ragazzo, una volta soccorso da un amico e portato in ospedale la notte del 12 febbraio, muore sabato 14 febbraio. Non molto tempo dopo, il 18 febbraio, la Meloni commenta la vicenda esplicitando l’aspetto più rilevante, cioè l’appartenenza politica dei responsabili. L’aggressione, secondo la presidente del Consiglio, “è un fatto che sconvolge e addolora profondamente”.

La premier commenta: “Penso che l’ingerenza sia un’altra cosa”

Le parole della Meloni sono state le seguenti: “La morte di un ragazzo poco più che ventenne, aggredito da gruppi riconducibili all’estremismo di sinistra e travolto da un clima di odio ideologico che attraversa diverse nazioni, è una ferita per l’intera Europa. Nessuna idea politica, nessuna contrapposizione ideologica può giustificare la violenza o trasformare il confronto in aggressione fisica. Quando l’odio e la violenza prendono il posto del dialogo, a perdere è sempre la democrazia”. Parole sentite che, tuttavia, dipingono il giovane ragazzo come vittima degli eventi e, soprattutto, estraneo al clima violento. Nelle ricostruzioni iniziali, infatti, Quentin Deranque era stato identificato inizialmente come pacifista.

Poco dopo è emerso che il militante di estrema destra apparteneva a gruppi neofascisti e che, a volto coperto, aveva dato inizio agli scontri. In questo contesto Macron ha ribadito l’importanza di evitare e condannare qualsiasi “escalation di violenza”, specie dei movimenti che “adottano e legittimano la violenza”. Successivamente, il presidente francese si è mostrato colpito “nel vedere nazionalisti che non vogliono essere infastiditi a casa loro” e che, alla prima occasione, sono “pronti a commentare quel che succede a casa degli altri”. Un chiaro riferimento all’intervento di Giorgia Meloni.

Meloni ha poi replicato direttamente a Macron, mostrandosi “dispiaciuta” che lui “non abbia capito”. La presidente ha poi voluto puntualizzare che il proprio intervento non sia stato percepito dalla stessa come un’ingerenza, ma solo un messaggio di vicinanza per quanto accaduto. Ha aggiunto in seguito: “Penso che l’ingerenza sia un’altra cosa. Per esempio, quando un leader viene eletto a capo del governo dai propri cittadini, sentire uno Stato straniero che dice ‘vigileremo sull’applicazione dello Stato di diritto’, quella è ingerenza”. Meloni, con questo ultimo commento, faceva riferimento alle reazioni preoccupate che il governo francese espresse a seguito della sua vittoria elettorale nell’ottobre 2022.

Sette persone accusate per la morte di Deranque

Attualmente, la procura di Lione ha incriminato sette persone per la morte di Deranque: sei di queste, vicine all’estrema sinistra, sono accusate di omicidio volontario. La settima persone è Jacques-Elie Favrot, assistente parlamentare del deputato della France insoumise Raphaël Arnault. La procura ha accusato Favrot di “complicità per istigazione” nell’omicidio. Grégory Doucet, sindaco di Lione, ha chiesto di vietare la marcia a sostegno dell’attivista morto, la quale era prevista per sabato.

Stefania Cirillo