“Vi amo tutti dal fondo del cuore”: Jim Carrey è stato premiato ieri sera all’Olympia di Parigi con il César alla Carriera, in occasione della 51/a cerimonia del grande premio cinematografico francese, equivalente degli Oscar. Cosa significa per la carriera di uno dei più grandi attori del cinema moderno? E soprattutto quanto è stato bello rivedere un volto tanto familiare, sempre più spesso fuori dai riflettori di ogni tipo?
L’onorevole cerimonia parigina
La star di The Truman Show, Jim Carrey, ha fatto una rara apparizione pubblica alla 51a edizione dei Premi César a Parigi giovedì sera per ricevere il Premio César onorario. L’attore, che ultimamente si è ritirato dalle scene, si è commosso quando il regista Michel Gondry ha ricordato la loro collaborazione in Se mi lasci ti cancello , e si è commosso quando l’attore Emmanuel Curtil, voce ufficiale francese di Carrey, lo ha implorato di non abbandonare la professione. Carrey ha pronunciato un discorso di ringraziamento con un forte accento francese quando ha ricevuto il trofeo, ricordando come il suo trisavolo Marc-François Carrey fosse emigrato dalla città portuale francese di Saint Malo per il Canada, mentre lui stesso si era poi trasferito a Los Angeles.

Il discorso di Jim Carrey: il ricordo del padre e l’importanza di sorridere alla vita
Con un discorso tutto in accento francese e corredato dalle sue buffe e immancabili smorfie Jim Carrey ha parlato della sua famiglia e dei suoi affetti cari. “Circa trecento anni fa, il mio trisavolo, Marc François Carrey, lasciò Saint-Malo, in Francia, per il Canada. Stasera, con questo magnifico onore, questo “quadrato” si è chiuso”, ha detto.
“Forse era proprio questo che la mia famiglia stava cercando. Grazie all’uomo più divertente che abbia mai conosciuto: mio padre, Percy Joseph Carrey, che mi ha insegnato il valore dell’amore, della generosità e della risata. Se vuoi che la fortuna ti sorrida, sorridi prima a lei. È molto difficile, ma dobbiamo provarci. Farò sempre tesoro di questo ricordo. Sorriderò sempre a questo ricordo. La mia vita è un paradiso”, ha continuato, concludendo: “Allora, com’era il mio francese? Mediocre, vero?”. E dunque, come avrebbe detto in Una settimana da Dio, è proprio vero, la vita è un biscotto ma se piove si scioglie!
Ricordiamo che nel 2022 Jim Carrey ha dichiarato di stare pensando di ritirarsi dalla recitazione, ma poi ha fatto marcia indietro sul suggerimento di riprendere il ruolo del Dr. Robotnik in Sonic the Hedgehog 3 nel 2024. Le risa del pubblico e il ricordo della sua famiglia hanno reso speciale quel momento.
Interprete del post-moderno e maschera satirica
Jim Carrey è quel volto di gomma di The Mask che ha fatto ridere tutti e ha fatto credere nella capacità di trasformazione, sia fisica che metaforica. Tante schegge di personalità che Carrey ha saputo interpretare, approfondire con tutto sè stesso e infine restituire al pubblico. Non solo un attore camaleontico dal talento eclettico e riconoscibile, ma una persona molto buona e talentuosa.
Dipinge, scrive, suona, recita, imbeve di arte la sua quotidianità da anni. Nonostante i lunghi anni di assenza le sue interpretazioni hanno reso il suo cinema imperituro. Sembra che il tempo sia fermo a quel gioiellino distopico di The Truman Show, o alla sabbia onirica di The Eternal Sunshine of the Spotless Mind. E il cinema oggi, dopotutto, non sarebbe lo stesso senza l’attraversamento di Jim Carrey nei mediascape filmici del cinema post-moderno. Quel mondo Anni 2000 così diverso, in cui si è addentrato, spaziano dalla commedia al dramma psicosociale.
La sua maschera di gomma e la sua eclettica ed esagerata autoironia un po’ manca a tutti, ma stasera, con un riconoscimento tanto importante come il Premio César, Jim Carrey è tornato, sorridente, divertito, e nel suo habitat: su un palco sotto gli occhi di un grande pubblico, come quello francese. Lo onoriamo e lo ricordiamo così, con la stessa faccia cui ci ha abituati, nonostante il passare del tempo: quelle smorfie deformanti e ‘sfumeggianti’ che ci hanno accompagnato in quel sogno dell’assurdo che, anche grazie a lui, può chiamarsi cinema.
Doriana Gatta





