Sabato 28 febbraio, Israele ha lanciato un attacco contro l’Iran e il ministro della Difesa del Paese, Israel Katz, ha dato l’annuncio mentre un denso fumo si alzava nel centro di Teheran, la capitale dell’Iran. La televisione di Stato iraniana ha confermato l’esplosione, senza fornire ulteriori dettagli. Contemporaneamente, in tutto Israele sono suonate le sirene.

L’esercito israeliano ha dichiarato di aver emesso un “allarme preventivo per preparare la popolazione alla possibilità di un lancio di missili verso lo Stato di Israele”.

Anche gli Stati Uniti stanno attaccando l’Iran con Israele. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti. 

Esplosioni sono state udite in diverse città iraniane oltre alla capitale, tra cui Isfahan, Qom, Lorestan, Kermanshah, Karaj e Tabriz, secondo quanto riferito dall’agenzia iraniana Tasnim, mentre prosegue l’operazione militare israeliana contro l’Iran. Le segnalazioni indicano che i raid o le attività militari si estendono a più regioni del Paese, in un contesto di forte escalation dopo che Israele ha annunciato un attacco “preventivo” contro obiettivi iraniani. In precedenza erano state riportate esplosioni e colonne di fumo anche a Teheran.

Il portavoce militare dell’Idf annuncia che il nome dell’operazione in corso contro l’Iran è “Il ruggito del leone”. Lo ha deciso il premier Benjamin Netanyahu.

L’Iran si prepara a rispondere agli attacchi condotti stamane da Israele e Stati Uniti sul proprio territorio: lo ha indicato un ufficiale di Teheran alla Reuters, citata da Sky News. Tale risposta sarà «schiacciante», ha detto questa fonte. Intanto, il leader del Comitato della Sicurezza Nazionale del parlamento iraniano, Ebrahim Azizi, ha postato un messaggio su X che sembra riferirsi implicitamente a Israele e Usa: «Vi abbiamo avvertiti! Ora avete iniziato un percorso il cui finale non è più sotto il vostro controllo».

Mediatore Oman: «Teheran aveva rifiutato alcune richieste americane»

Teheran aveva accettato di non accumulare mai uranio arricchito, rendendo «l’argomento dell’arricchimento meno rilevante», ma si era rifiutato di discutere altre richieste americane, secondo cui avrebbe dovuto rinunciare completamente all’arricchimento, limitare la gittata dei suoi missili balistici e porre fine al sostegno agli alleati nella regione, tra cui Hamas, Hezbollah e gli Houthi. Lo ha sottolineato – secondo quanto riporta il New York Times – il ministro degli Esteri dell’Oman, Badr Albusaidi, che stava mediando i colloqui tra Iran e Stati Uniti ed era volato a Washington per cercare di sostenere i negoziati.