Le dinamiche che si stanno diffondendo in Francia, in particolar modo a Lione, a seguito della morte Quentin Deranque sono particolarmente tese. Per l’omicidio del militante di estrema destra sono state formalmente accusate sette persone, molte delle quali individuate come membri della Jeune Garde. Nonostante ciò, il leader della France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon, ha difeso apertamente il gruppo di estrema sinistra. Si somma ulteriore tensione dopo che la procura di Parigi ha aperto un’inchiesta sulla presunta ricostituzione del gruppo. Il ministro dell’Interno francese aveva ordinato lo scorso giugno, infatti, lo scioglimento della Jeune Garde.

La Jeune Garde, il gruppo dell'”autodifesa popolare”

Per comprendere la dinamica francese è necessario approfondire anzitutto il gruppo in questione. La Jeune Garde venne fondata nel 2018 con un scopo ben preciso: reagire ai gruppi di estrema destra che, specie in quel periodo, erano radicati a Lione. Gli episodi di violenza non colpivano solo i raggruppamenti di sinistra, ma miravano anche a persone non bianche o a coloro appartenenti alla comunità LGBT+. Per questa ragione, attraverso le “ronde identitarie”, i militanti di destra agivano nei quartieri in cui avevano le loro basi. Per i gruppi di sinistra era complesso, quasi impossibile, riuscire a contrastare o quantomeno a contenere gli episodi di violenza a causa dei gruppi frammentati e scarsamente organizzati.

Con la formazione della Jeune Garde si verificò un cambiamento, anche nel modo in cui i gruppi sceglievano di agire. A differenza della destra, tendenzialmente composta da piccoli gruppi che agivano con il volto coperto, la Jeune Garde scelse di nominare delle figure ufficiali che agivano a “volto scoperto”. Non solo vennero coinvolte molte donne, ma strinse anche un legame con La France Insoumise (il partito di Mélenchon). L'”antifascismo di strada”, pur essendo stato motivato come “autodifesa popolare”, è da sempre stato messo in discussione: da un lato dalle istituzioni, che vi vedono una sfida al monopolio statale della forza, e dall’altro da settori della sinistra moderata, i quali temono che la risposta militare possa oscurare la battaglia politica e culturale. Attualmente, anche se Mélenchon ha apertamente condannato la violenza ai danni di Deranque, non ha preso comunque le distanze dal gruppo.

Stefania Cirillo