La giunta militare attualmente governo in Myanmar ha liberato più di diecimila detenuti, attraverso un’amnistia approvata in occasione della festa nazionale dei contadini. All’inizio di gennaio, attraverso una misura simile, per il giorno dell’Indipendenza, aveva scarcerato circa seimila persone. Secondo i media nazionali, sarebbero tornate in libertà 10.162 persone, di cui 7.337 condannate sulla base della legge antiterrorismo.

Come a gennaio, non si hanno notizie di un possibile rilascio dell’ex leader del Paese Aung San Suu Kyi, vincitrice delle elezioni nel 2020 con il suo partito Lega Nazionale per la Democrazia, ma arrestata quando la giunta militare prese il potere l’anno seguente.

Chi è Aung San Suu Kyi

Nata nel 1945, Aung San Suu Kyi, è una figura centrale nella storia del suo Paese da oltre trent’anni. È figlia di Aung San, eroe nazionale birmano che ottenne l’indipendenza del Myanmar dal Regno Unito dopo anni di lotta. Venne assassinato nel luglio del 1947, pochi mesi prima dell’indipendenza, che divenne ufficiale nel gennaio del 1948.

La donna si è fatta conoscere come attivista per la democrazia, leader nonviolenta e prigioniera politica; durante i quindici anni di arresti domiciliari ha vinto il premio Nobel per la Pace. Dopo la sua liberazione nel 2010 è diventata il capo dell’opposizione e, infine, leader di fatto del Myanmar, dopo la vittoria alle elezioni del 2015, le prime davvero libere in venticinque anni.

Negli ultimi anni le scelte politiche di Suu Kyi hanno deluso molti dei suoi sostenitori. Il suo governo, che in parte ha continuato a dipendere dal potere dei militari, ha inizialmente ignorato e poi difeso la persecuzione della minoranza musulmana dei rohingya, operata dai militari a partire dal 2017. Durante il suo governo, inoltre, la stampa è diventata meno libera, internet è diventato oggetto di una censura crescente, e ci sono stati diversi episodi di repressione, prima del suo nuovo arresto nel 2021.

Federica Checchia