Un incendio è scoppiato nell’area del consolato statunitense a Dubai a seguito di un attacco con un drone iraniano. Lo ha annunciato l’ufficio comunicazioni del governo degli Emirati su `X´ e lo ha confermato poi anche il Segretario di Stato americano Marco Rubio: «Purtroppo un drone ha colpito un parcheggio adiacente all’edificio della cancelleria, provocando un incendio. Tutto il personale è sano e salvo», ha detto Rubio ai giornalisti. Nei video sui social il momento dell’esplosione e la colonna di fumo nero che si alza sopra l’edificio del consolato. La Cnn, citando una fonte nella regione, ha parlato di consolato colpito da un sospetto drone iraniano. Secondo quanto riferito, l’ordigno avrebbe centrato un parcheggio adiacente alla cancelleria, innescando l’incendio. Colpire una sede diplomatica americana negli Emirati significa estendere il teatro della guerra oltre l’Iran e Israele, portandolo dentro uno degli snodi economici e finanziari più delicati del Medio Oriente.

Drone iraniano ha colpito anche la stazione della Cia

Un presunto attacco con un drone iraniano ha colpito anche la stazione della Cia presso l’ambasciata statunitense in Arabia Saudita, in quella che rappresenterebbe una vittoria simbolica per la repubblica islamica, che attacca obiettivi e personale statunitense in tutto il Medio Oriente; lo scrive il Washington Post. I governi degli Stati Uniti e dell’Arabia Saudita hanno confermato che due droni hanno colpito il complesso dell’ambasciata statunitense a Riad, ma non hanno rivelato che nell’attacco è stato colpito anche il centro di spionaggio americano

L’esercito iraniano ha dichiarato in una nota di aver attaccato zone militari israeliane e basi aeree statunitensi nei paesi della regione, utilizzando missili e droni da questa mattina. “Anche la base aerea di Al Udeid in Qatar è stata presa di mira“, si legge in una nota dell’esercito, citata dall’Irna.

La strategia iraniana sembra puntare su attacchi mirati, a basso costo ma ad alto impatto mediatico e politico. Droni contro sedi diplomatiche e infrastrutture americane disseminate nel Golfo, con l’obiettivo di mostrare che la Repubblica Islamica può colpire ovunque nella regione. È una risposta asimmetrica rispetto alla potenza di fuoco americana, ma calibrata per logorare, intimidire e moltiplicare i fronti di tensione.