In Liguria si è verificato il primo caso di suicidio assistito. A fare richiesta è stato un uomo di 56 anni affetto da sclerosi multipla. S. aveva parlato della propria scelta come di un attimo di amore verso se stesso, per chi era e per ciò che è stato. Una lotta che l’associazione Luca Coscioni “Liberi di scegliere fino alla fine” continua a portare avanti. Il loro obiettivo è di garantire a chiunque la libertà di poter scegliere.
Dodicesimo caso di suicidio assistito, il primo in Liguria
La richiesta di S., uomo genovese di 56 anni, è partita a febbraio 2025. Era affetto da sclerosi multipla progressiva da quasi trent’anni e, consapevole della sua stessa sofferenza, aveva presentato richiesta all’Asl. Quest’ultima, dopo aver verificato le sue condizioni ha risposto positivamente al suicidio assistito. L’uomo nel corso del tempo era diventato tetraplegico, con notevoli difficoltà nella comunicazione e nella deglutizione. S. ormai aveva bisogno di assistenza continuativa anche per i gesti quotidiani principali. Il racconto dell’uomo dipinge una sofferenza diventata insopportabile. La domanda era stata approvata a giugno dello stesso anno, pur non specificando le modalità attraverso le quali sarebbe stato praticato. L’Asl ha comunicato soltanto a ottobre la relazione finale, includendo anche le modalità esecutive. Dopo il rifiuto di molti medici, il dottor Mario Riccio, anestesista e consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni, ha assistito l’uomo.
La sentenza della Corte costituzionale del 2019 ha legalizzato il suicidio assistito a determinate condizioni. Tuttavia i tempi per il caso di S., pur possedendo i requisiti necessari (patologia irreversibile, sofferenza intollerabile, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale e piena capacità di intendere e volere), sono stati ampiamente dilatati. Indirettamente è stato imposto all’uomo di continuare a vivere senza che venissero rispettate le sue richieste. Il suo appello, riportato da Ildubbio, recita: «Il silenzio non deve più essere fonte di sofferenza per le persone che vivono la mia stessa situazione». L’uomo continua: «La mia libertà di scelta è quella di dire basta alle sofferenze, è amore per me, per chi sono e sono stato». Ha poi chiesto che in primo luogo la Regione Ligure si impegni a garantire «tempi certi di risposta e verifica delle condizioni» e che il Parlamento italiano «legiferi per rispettare la libertà di scelta dei malati».
Stefania Cirillo





