Da domani, 6 marzo 2026, e fino al 5 luglio, sarà possibile ammirare oltre cinquanta capolavori provenienti dalle collezioni del prestigioso Kunsthistorisches Museum di Vienna, nell’ambito della mostra Da Vienna a Roma. Le meraviglie degli Asburgo dal Kunsthistorisches Museum, in programma al Museo del Corso-Polo museale, Palazzo Cipolla. Per la prima volta in Italia, la collezione offre al pubblico la possibilità di entrare nel cuore della dinastia asburgica e di un Impero, attraverso lo splendore delle opere raccolte.

Promossa e prodotta dallaFondazione Roma, in collaborazione con il Kunsthistorisches Museum (KHM), con il patrocinio del Ministero della Cultura e dell’Ambasciata d’Austria a Roma, l’esposizione è realizzata con il supporto organizzativo di MondoMostre e resa possibile anche grazie al contributo del gruppo Sella, attraverso Banca Sella e Banca Patrimoni Sella & C., sponsor ufficiale della mostra. Atac è mobility partner e Radio Dimensione Suono è radio partner dell’iniziativa. Il progetto espositivo è a cura di Cäcilia Bischoff, storica dell’arte del KHM, e riunisce opere che alcune figure centrali della Casa d’Asburgo -dall’imperatore Rodolfo II all’arciduchessa Isabella Clara Eugenia, dall’arciduca Leopoldo Guglielmo fino all’imperatrice Maria Teresa– hanno raccolto o commissionato tra il XVI e il XIX secolo.

“Da Vienna a Roma. Le meraviglie degli Asburgo dal Kunsthistorisches Museum”: la presentazione a Palazzo Cipolla

Ritratto dell’infanta Margherita in azzurro-Diego Velázquez

L’auspicio di Franco Parasassi, presidente della Fondazione Roma, è continuare «a ravvivare, anche attraverso il linguaggio della bellezza, l’idea stessa di Europa, fatta di identità diverse ma di profondi valori comuni». Nel corso della conferenza stampa di questa mattina, ha ribadito: «Rinnoviamo la nostra missione di promuovere progetti culturali capaci di leggere l’arte come spazio di incontro tra storie e tradizioni europee». Dello stesso parere Jonathan Fine, direttore del Kunsthistorisches Museum, anch’egli intervenuto alla presentazione della rassegna: «I capolavori delle collezioni asburgiche raccontano una visione europea fondata sulla diversità, sulla curiosità e sull’apertura intellettuale. Poter portare queste opere in Italia per la prima volta è una potente testimonianza della capacità dell’arte di creare connessioni attraverso i secoli e i confini».

«La collaborazione con il Kunsthistorisches Museum di Vienna», ha spiegato Parasassi, «è la dimostrazione che un museo può essere anche la casa del dialogo e dell’accoglienza, oltre che un’istituzione di conoscenza radicata nella città. E con la mostra che si inaugura oggi il Museo del Corso-Polo museale si apre al confronto con la Città e con le grandi realtà culturali europee». «Il sostegno a questa mostra», ha agiunto Federico Sella, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Banca Patrimoni Sella & C., «nasce dalla convinzione che la cultura rappresenti un bene comune e un fattore essenziale di crescita per le comunità e per il Paese. Accompagnare un progetto di così alto valore artistico e storico, frutto della collaborazione tra istituzioni italiane e internazionali, significa contribuire alla diffusione della conoscenza e al dialogo su un patrimonio condiviso».

Il percorso della mostra

Il percorso espositivo si apre con una sezione introduttiva, dedicata all’architettura del Kunsthistorisches Museum, progettato da Gottfried Semper e Carl Hasenauer e inaugurato nel 1891, parte del grande piano urbanistico voluto e promosso dall’imperatore Francesco Giuseppe I. Il monumentale museo viennese incontra idealmente Palazzo Cipolla attraverso la figura del suo architetto Antonio Cipolla. Attivo negli stessi decenni di Semper e Hasenauer, era interprete, come loro, di un’idea dell’architettura come spazio pubblico in grado di rappresentare valori culturali e civili.

Cuore pulsante della rassegna è la pittura europea tra Cinquecento e Seicento,articolata in diverse sale e declinazioni. A testimonianza della grande stagione fiamminga del XVII secolo troviamo i dipinti di Peter Paul Rubens, Anthony van Dyck e Jan Brueghel il Vecchio, ponti tra il Rinascimento e il dinamismo di un’epoca di grandi cambiamenti. Segue una sezione incentrata sulla pittura olandese del Seicento, in cui la borghesia protestante diventa centrale. Le opere abbandonano il sacro in favore della quotidianità e della sfera privata, come dimostrano le pennellate di Frans Hals, Jan Steen e Johannes Lingelbach, attivo a Roma e vicino al gruppo dei cosiddetti Bamboccianti.

“Da Vienna a Roma. Le meraviglie degli Asburgo dal Kunsthistorisches Museum”, molto più di un’esposizione

La mostra riserva uno sguardo più dettagliato alla pittura tedesca dell’età moderna. Le sue radici affondano nella stagione rinascimentale di Lucas Cranach e dei suoi “eredi” Joachim von Sandrart e Jan Liss, i cui quadri narrano l’interazione tra il Barocco italiano la tradizione classica nordeuropea. Il visitatore, in seguito, si troverà faccia a faccia con i capolavori di Giuseppe Arcimboldo, David Teniers il Giovane, Guillaume Scrots e Diego Velázquez. Di quest’ultimo, a spiccare è il ritratto dell’Infanta Margarita in abito blu, icona della ritrattistica di corte. Ampio spazio, naturalmente, all’Italia, presente soprattutto per merito delle acquisizioni dell’arciducaLeopoldo Guglielmo. Esposte, dunque, opere di Tiziano, Tintoretto, Veronese, Orazio Gentileschi, Guido Cagnacci e Giovanni Battista Moroni. La conclusione di questa passeggiata nel tempo è affidata all’Incoronazione di spine di Michelangelo Merisi da Caravaggio e al suo caratteristico gioco di luci e ombre.

Da Vienna a Roma. Le meraviglie degli Asburgo dal Kunsthistorisches Museum è molto più di un’esposizione: Si tratta, piuttosto, di un dialogo tra Arte e Storia, un viaggio che delinea le sorti di una casata reale, del suo popolo e, per estensione, dell’Europa intera. Come, infatti, ha voluto sottolineare Franco Parasassi, «Siamo sempre alla ricerca di tanti fattori comuni, come la difesa comune, il bilancio comune, il debito comune o comuni politiche migratorie. Dimentichiamo spesso, però, che l’unico elemento comune in Europa è l’Arte. L’Europa è culla di ogni forma di espressione artistica, ed è anche un collante fondamentale per abbattere ogni barriera ideologica, abbattere le distanze e abbattere le disuguaglianze».

Federica Checchia