Rocco Siffredi ha depositato alla Procura di Milano una querela per diffamazione nei confronti di 21 persone. Tra queste figurano diciotto soggetti identificati e tre ancora ignoti. Nell’elenco ci sono anche due autori della trasmissione Le Iene, oltre ad alcune delle ragazze che avevano raccontato la propria esperienza davanti alle telecamere. Secondo quanto emerso, l’atto presentato dalla difesa è molto articolato e supera le duecento pagine. Rocco Siffredi è assistito dall’avvocata Rossella Gallo e contesta punto per punto quanto emerso nei servizi televisivi. Nel corso delle puntate dell’inchiesta de Le Iene, alcune aspiranti attrici avevano sostenuto di essere state costrette ad accettare determinate pratiche o scene durante le riprese. Una delle puntate era stata intitolata “Rocco sotto accusa, abusi e violenze?” e aveva contribuito ad alimentare un dibattito molto acceso attorno alla vicenda. Con la querela l’attore sostiene invece che quelle accuse non corrispondano alla realtà e che abbiano danneggiato la sua immagine professionale.

Tra i punti contestati nella querela c’è anche il montaggio di una delle interviste realizzate durante i servizi di Le Iene. In una scena Siffredi appare visibilmente commosso e, secondo la difesa, il montaggio avrebbe fatto pensare agli spettatori che quel momento fosse collegato alle accuse. La ricostruzione fornita dall’attore è diversa: la commozione sarebbe stata legata a una vicenda personale riguardante le condizioni di salute del figlio, che in quel periodo si trovava ricoverato in ospedale.

La difesa di Rocco Siffredi ha consegnato agli inquirenti anche un hard disk contenente circa 500 gigabyte di materiale. All’interno ci sarebbero documenti, riprese integrali delle scene realizzate sul set e una serie di registrazioni considerate centrali nella strategia difensiva. Tra questi elementi ci sono le cosiddette videoliberatorie: registrazioni effettuate prima e dopo le riprese nelle quali le attrici dichiarano davanti alla telecamera di partecipare alle scene in modo volontario.

Secondo la difesa, proprio queste registrazioni dimostrerebbero che tutto sarebbe avvenuto con il consenso delle persone coinvolte. L’obiettivo è quindi dimostrare che non ci sarebbe stata alcuna costrizione durante le riprese. Gli avvocati hanno inoltre raccolto alcune interviste rilasciate in passato da alcune delle stesse attrici che oggi accusano l’attore. In quei contenuti, secondo la ricostruzione difensiva, i toni sarebbero stati molto diversi rispetto a quelli utilizzati nelle testimonianze televisive.

Con il deposito della querela la vicenda passa ora al vaglio della Procura di Milano, che dovrà esaminare il materiale presentato e valutare gli sviluppi della situazione. Ora arriva anche un commento, attraverso i suoi canali social, della notizia. L’attore infatti rivela: “È stato un anno difficile, un anno di sofferenza, soprattutto per i miei familiari… Ma crediamo ancora nella giustizia!”.