Oggi si celebrano 117 giorni dalla nascita di una delle interpreti più brave, profonde e versatili del cinema: Anna Magnani. Nannarella, come la chiamavano i suoi legatissimi concittadini, nasceva oggi, il 7 marzo, dell’anno 1908. Con i suoi occhi profondi, capaci di nascondere un oceano nero di emozioni, e la sua parlata così verace e naturale, Anna Magnani ha segnato l’età dell’oro del cinema italiano, oltre ad aver illuminato un’epoca buia, quella del neorealismo, tra macerie e penuria economica. Genuina, divertente, affascinante, Nannarella è e sarà sempre nell’immaginazione come una delle più autentiche e miracolose interpreti del cinema mondiale.

La storia di Anna Magnani

Anna era nata a Roma nel 1908: la registrò la mamma, Marina Magnani, sarta, che poi l’affidò a sua madre, Giovanna. Nannarella aveva studiato pianoforte si era iscritta alla Scuola di arte drammatica Eleonora Duse. A spingerla a passare poi dal teatro al cinema, nel 1934, era stato Paolo Stoppa, suo compagno di corso, che le voleva davvero bene e che aveva forse previsto il successo che avrebbe avuto.

Nel 1933 Magnani sposò il regista Goffredo Alessandrini, conosciuto a San Remo nell’estate del 1932: all’epoca Anna recitava in una piccola compagnia di riviste e Alessandrini dirigeva Isa Miranda in Una donna tra due mondi. Nato al Cairo, Alessandrini era stato nel 1925, a 21 anni, campione italiano assoluto nei 110 metri a ostacoli. Nel 1927 aveva cominciato a collaborare con la rivista Cinematografo fondata dal regista Alessandro Blasetti, forse il più celebre dell’epoca, di cui era diventato aiuto regista nel 1929. Il matrimonio durò fino al 1940 anche se il divorzio, visto il divieto esistente in Italia, arrivò soltanto nel 1972, un anno prima della morte. Lui le sopravvisse cinque anni.

La stella del cinema

Anna aveva dunque cominciato con il teatro, ma era presto approdata al cinema. Debuttò ne La Cieca di Sorrento, del 1934, in cui era ancora irriconoscibile; arrivò poi Cavalleria, del 1936, l’unico in cui si fece dirigere dal marito; quindi La lampada alla finestra, del 1939; Teresa Venerdì che riprendeva il personaggio di Cavalleria. E, finalmente, il primo capolavoro: Roma città aperta di Roberto Rossellini, le cui riprese iniziarono nel gennaio 1945, in una Roma devastata.

Fu un lancio internazionale e Anna attrasse subito l’attenzione di Hollywood. Ma viaggiare non le piaceva: era a suo agio a Roma, la sua città. Però, per La rosa tatuata, che Tennessee Williams aveva scritto per lei, sarebbe rimasta negli Stati Uniti cinque mesi e lì sarebbe divenuta amica, tra le altre, di Marilyn Monroe e Bette Davis. Le sarebbe valso l’Oscar, nel 1956.

Nel frattempo, nel 1942, aveva avuto il suo unico figlio, Luca, dall’attore Massimo Serato che l’aveva subito abbandonata. La sua vita sentimentale fu sempre tormentata. Ma era solo una parte della sua esistenza. Anna era una donna piena di interessi. La sua casa romana era piena di dipinti e oggetti d’arte. Aveva pure una collezione di chitarre, una delle sue passioni. Soprattutto dal 1945 fu un’insuperabile interprete di grandi film. Nel 1951 con il personaggio di Maddalena Cecconi in Bellissima, di Luchino Visconti, confermò il suo talento unico. Da allora il suo successo assunse una dimensione internazionale. Nel 1960 l’ultima trasferta a Hollywood per Pelle di serpente, con Marlon Brando. Sempre più selettiva nella scelta dei ruoli, fu straordinaria in Mamma Roma, del 1962, di Pier Paolo Pasolini. Nel 1972 l’ultimo cameo per Federico Fellini. Un cancro al pancreas l’uccise nel 1973.

Ci sarebbe tanto da raccontare di questa incredibile interprete ma a parlare in modo esaustivo di lei, oggi, sono i suoi film. Basta seguire la sua figura altera e sicura, il linguaggio segreto dei suoi occhi, e le sue parole piene di autentica verità, per conoscerla, almeno un pò. Avrebbe compiuto 117 anni, ma nel nostro cuore è e sarà sempre eternissima.

Doriana Gatta