Questa settimana l’Unione Europea ha approvato una proposta per agevolare il rimpatrio dei migranti irregolari sul proprio territorio. Tuttavia questa nuova normativa è apparsa particolarmente controversa, poiché sembra concedere alle autorità europee poteri simili a quelli utilizzati dall’ICE, gli agenti federali per l’immigrazione. Alcune organizzazioni non governative denunciano la somiglianza tra questo piano e le misure dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) statunitense.

Qual è la proposta dell’Unione Europea per l’immigrazione?

L’Unione europea, attraverso la proposta nota come Regolamento Ue sui rimpatri, andrebbe a realizzare un «Sistema europeo comune per i rimpatri», volto a rendere le procedure di espulsione più semplici ed efficaci. Una delle misure prese in discussione è l’«hub di rimpatrio», cioè un centro di espulsione situato al di fuori dall’Ue. Questi luoghi figurerebbero come zone in cui i richiedenti asilo respinti dovrebbero attendere in vista dell’espulsione. Nel progetto, inoltre, se le autorità lo ritengono necessario, potrebbero trattenere i migranti fino a due anni per effettuare il rimpatrio.

Proprio all’inizio di febbraio numerose Ong hanno scelto di rilasciare una dichiarazione congiunta in cui avvertono che degli elementi specifici presenti nella proposta sembrano emulare quelli adottati dall’ICE. Tra le preoccupazioni vi sono anche le disposizioni che gli Stati membri dovrebbero adottare per individuare i migranti irregolari. Nelle «misure efficienti e proporzionate», così definite dalla Commissione europea, potrebbero essere incluse: perquisizioni in abitazioni private, operazioni di polizia in spazi pubblici, profilazione su base razziale, obblighi di segnalazione e un maggior uso delle tecnologie volte a sorvegliare. A questo punto la legge obbliga anche gli assistenti sociali a informare le autorità qualora una persona sprovvista di documenti faccia richiesta per una copertura sanitaria.

Secondo l’attivista Silvia Carta, responsabile delle politiche del Picum, il rischio è che in assenza di una corretta regolamentazione si possa sfociare in un ampliamento dei poteri investigativi.

La Commissione europea rifiuta il paragone con l’ICE, ma le pratiche sono ancora troppo vaghe

A tutte le preoccupazioni e controversie emerse dalla proposta, la Commissione europea ha ribadito che la riforma non ha intenzione di introdurre pratiche aggressive. Inoltre, è stato affermato che quanto proposto è perfettamente compatibile con il diritto internazionale e con i diritti fondamenti. Ciononostante, vi è ancora la percezione che le pratiche siano ancora troppo vaghe. Carta ha infatti evidenziato: «Sarà molto difficile avere un unico standard di interpretazione in tutti gli Stati membri, a meno che queste garanzie non siano chiaramente inserite nella normativa».

Stefania Cirillo