L’uccisione di Ruben Ray Martinez avvenuta il 15 marzo 2025 per mano dell’ICE riemerge dopo il rilascio del video della sparatoria. È trascorso quasi un anno dall’evento e solo oggi delle nuove prove video sembrano mettere in discussione le dichiarazioni degli agenti federali. Quelli che l’Immigration and Customs Enforcement ha definito «colpi difensivi» non sembrano trovare coerenza nelle riprese.

Martinez non «rappresentava una minaccia». L’agente dell’ICE scagionato

La morte di Martinez che all’epoca dei fatti aveva 23 anni ha ottenuto un punto di svolta solo a febbraio di quest’anno, dopo che l’ICE ha confermato che uno dei suoi agenti ha sparato mortalmente al ragazzo. Nelle prime ricostruzioni il Dipartimento della Sicurezza Nazionale (DHS) ha dichiarato che uno agente federale ha sparato «colpi difensivi» contro il veicolo dopo che Martinez aveva «intenzionalmente investito» un agente. Come riportato dalla CBS, il video della bodycam mostra un susseguirsi degli eventi ben diverso. Nel filmato è possibile vedere il veicolo avanzare a una velocità estremamente ridotta nel momento in cui Martinez viene colpito. Al risuonare degli spari, le luci dei freni risultano accese. Inoltre, nessun agente appare sul cofano della macchina, smentendo l’ipotesi di ferimenti tra le forze dell’ordine.

In seguito agli spari il ragazzo è stato trascinato fuori dall’auto e, dopo essere stato schiacciato sull’asfalto a testa in giù, ammanettato dagli agenti. La ripresa mostra come, pur essendo stato colpito dagli spari, non sia stata fornita assistenza medica immediata. Come riportato da Stam, l’avvocato della famiglia, Martinez non «rappresentava una minaccia». Quando i tre proiettili lo hanno raggiunto al petto la dichiarazione di Joshua Orta, amico e passeggero presente nel veicolo, ha affermato che le sue ultime parole sono state: «Mi dispiace, signore».

Riguardo all’accaduto Todd Lyons, direttore ad interim dell’ICE, ha dichiarato alla CBS News: «Questo incidente è stato indagato da ogni possibile angolazione da un organismo indipendente, che ha scagionato il nostro agente». La madre del ragazzo ha detto di non poter incolpare Trump per la morte del figlio poiché «non è stato lui a premere il grilletto». Tuttavia ritiene sia necessario che «qualcosa debba cambiare in quel dipartimento per quanto riguarda il modello di violenza o abuso e impunità».

Stefania Cirillo