Le date in cui i cittadini sono chiamati a votare per il referendum giustizia si avvicinano. Nei giorni precedenti il dibattito è stato intenso, ma in molte occasioni (specie nelle sedi idonee) gli interlocutori hanno bypassato o trattato superficialmente i punti nevralgici. Allo scadere del tempo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al teatro Parenti di Milano per la kermesse di FdI, ha espressamente detto: «Se la riforma non passa, stupratori in libertà e figli strappati alle mamme». A questo punto la domanda sorge spontanea: votare no permetterà davvero tutto ciò, oppure è solo un esempio di strumentalizzazione degli eventi?

Il referendum giustizia consentirà di condannare adeguatamente gli stupratori?

La presidente del Consiglio e leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, in chiusura della kermesse del partito per il sì al referendum sulla giustizia, afferma che non vi è intenzione di rinunciare. L’obiettivo, secondo quanto dichiarato, è di dare «la giusta attenzione al traguardo epocale di riuscire finalmente a riformare in Italia anche la giustizia». Tuttavia, la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, ha ribadito un punto importante della questione: la legge sul consenso «libero e attuale». Il testo infatti era stato già approvato all’unanimità il 19 novembre 2025 dalla Camera dei deputati. Successivamente, dopo che la linea del Governo ha osservato delle «criticità» nella legge, quest’ultima è saltata.

Quello che è apparso a molti come un importante passo in avanti per le vittime di violenza sessuale, è retrocesso con il ddl stupri. Nel testo di Bongiorno ora «la violenza sessuale esiste solo se la vittima dice chiaramente di no». Viene così a mancare il punto cardine: senza consenso è sempre no. Il problema reale, qui, non risiede nella gestione dei giudici ai casi di stupro, ma alle leggi a cui questi devono rispondere. Non sarà quindi la separazione delle carriere a condannare adeguatamente gli stupratori, altresì non sarà la vittoria del no a lasciare gli «stupratori in libertà».

Oltre le opinioni: la vera chiave è l’informazione

In risposta a quanto affermato da Giorgia Meloni, inoltre, risponde Annalisa Corrado, componente della segreteria nazionale Pd. «È vergognoso arrivare ad accusare i giudici di tenere a piede libero gli stupratori», afferma. Corrado aggiunge: «Tra l’altro quando l’unico ad aver liberato consapevolmente e colpevolmente uno stupratore, criminale di guerra, torturatore e assassino ricercato dalla Corte Penale Internazionale, il libico Al Masri, è stato proprio il suo governo». Secondo l’eurodeputata, la presidente sta trasformando il referendum in una «vendetta politica contro la magistratura». Lo stesso è stato definito «un atteggiamento irresponsabile, che è esso stesso un attacco aperto alle istituzioni democratiche e al loro equilibrio».

Poi, il punto più importante sottolineato da molti è che l’attuale indipendenza della magistratura è indispensabile affinché questa ambisca ad essere il più giusta possibile. Lo stesso articolo 104 della Costituzione ne sottolinea l’importanza, poiché è da sempre tendenza della politica quella di voler controllare la magistratura. Un magistrato autonomo, infatti, può rappresentare potenzialmente un problema per il potere politico. Al contrario, uno soggiogato dallo stesso potere può indentificarsi come un rischio per i cittadini. Il referendum che si svolgerà il 22 e il 23 marzo è articolato e merita il giusto studio e la giusta informazione. Oltre le supposizioni e oltre le opinioni, contano i fatti concreti. L’invito è di capire, informarsi e riflettere sulle possibili modifiche costituzionale che potrebbero passare qualora vincesse il sì. La giustizia italiana può e deve essere migliorata ma, come viene sottolineato da esperti e politici, non sarà la separazione delle carriere a garantirci «un futuro migliore».

Stefania Cirillo