È la fine di un’era, o forse no. Il Mail on Sunday lo aveva già ipotizzato nel lontano 2008, ma ora sembrerebbe essere arrivata la conferma: nella realtà, Banksy, risponderebbe al nome di Robin Gunningham, nato nel 1973 a Bristol. La questione è, tuttavia, tutt’altro che risolta: per tutelare quell’anonimato che ha contribuito a far nascere la sua leggenda, infatti, lo street artist britannico avrebbe cambiato legalmente la propria identità, diventando David Jones, uno dei nomi più comuni in Gran Bretagna.
A lanciare la bomba, in ogni caso, è stato Reuters, attraverso un’inchiesta firmata da Simon Gardner, James Pearson e Blake Morrison. Partendo da un’opera realizzata dal writer nel 2022, in Ucraina, i tre reporter hanno analizzato foto e documenti che li hanno portati alla probabile rivelazione. I giornalisti, inoltre, hanno scoperto che il frontman dei Massive Attack, Robert Del Naja -a lungo sospettato di essere Banksy- sarebbe uno dei principali collaboratori dell’artista.
L’avvocato di Banksy frena le speculazioni sulla sua identità
Lo stesso musicista si trovava in quella regione dell’Ucraina con Giles Duley, fotografo e documentarista. La loro presenza ha alimentato i sospetti in merito a un loro coinvolgimento nell’attività del misterioso street artist. Diversi testimoni hanno raccontato di aver visto Duley a Kiev o al confine con la Polonia, proprio prima dell’apparizione di alcune opere. È possibile, dunque, che lui e Del Naja abbiano aiutato Banksy negli spostamenti o, addirittura, nella realizzazione di alcuni dei suoi iconici graffiti.
Tra i documenti presi in esame da Reuters, ci sarebbe anche una confessione manoscritta dell’artista, in merito a un reato minore di disturbo della quiete pubblica, che rivelerebbe in modo chiaro la sua identità. Mark Stephens, avvocato di Banksy, si è però rivolto direttamente alla testata, affermando che il suo assistito «non accetta che molte delle informazioni contenute nella vostra richiesta siano corrette». Che si tratti di un tentativo in extremis del legale di proteggere il cliente, o che le perplessità siano fondate, solo una cosa è sicura: l’uomo del mistero, almeno per il momento, resta nell’ombra. In fondo, però, è meglio così. Serve davvero dargli un volto, quando a parlare per lui è la sua arte?
Federica Checchia





