Catherine Boutet è conosciuta soprattutto per essere la moglie di Riccardo Cocciante, ma ridurre la sua figura a questo sarebbe limitante. Di origini francesi, per molto tempo ha lavorato all’interno di una casa discografica di Parigi e, secondo quanto emerso negli anni, ha avuto anche un’esperienza come attrice teatrale. Non possiede profili social e non ama rilasciare interviste: una scelta precisa, coerente con il desiderio di proteggere la propria sfera personale.

Cathy faceva l’attrice ed era in partenza per gli Stati Uniti dove era attesa in una scuola di New York“. Un momento cruciale, che avrebbe potuto portare le loro vite in direzioni opposte. E invece accadde qualcosa di diverso. “Ma Cathy, che si trovava a Roma per salutare una sorella, decise dopo il nostro incontro di non partire per stare con me. E non ha mai recriminato sulla scelta di lasciare il teatro per me”. Un colpo di fulmine che, come spesso accade nelle grandi storie d’amore, ha cambiato il corso delle cose senza esitazioni. Da allora, i due non si sono più lasciati. 

I due iniziano a lavorare insieme, tanto che Cocciante definisce la moglie “Vestale della mia poetica“. “Con lei e grazie a lei – ha aggiunto -, ho firmato il primo contratto discografico. È stata decisiva per Notre Dame de Paris, un progetto avversato da tanti. È mia moglie che mi ha convinto ad accettarlo”. 

Il matrimonio è arrivato nel 1983 e, tre anni dopo, è nato il loro unico figlioOggi la coppia vive a Dublino, in Irlanda, la loro casa da oltre 20 anni dopo aver girato a lungo il mondo. In passato hanno vissuto anche in Francia e negli Stati Uniti. Cocciante, inoltre, vanta anche origini abbastanza peculiari. E’ infatti nato 80 anni fa a Ho Chi Minh City (all’epoca chiamta Saigon) da padre italiano e madre francese, e solo all’età di undici anni si è trasferito con la famiglia a Roma. 

Nel 2022 hanno festeggiato cinquanta anni di unione – e di lavoro insieme: “Lei non ha mai recriminato sulla scelta di lasciare il teatro per me – ha spiegato il cantautore al Corriere della Sera – è parte del mio lavoro: da sempre cura la parte tecnica e organizzativa. Ma è anche la mia consigliera più severa, la prima che giudica ciò che faccio”.