Forse anche voi nel vostro prezioso forziere ricolmo di ricordi infantili vi porterete dietro soleggiati pomeriggi trascorsi accucciati nella vostra cameretta, con un volume di mitologia greca sulle ginocchia. Vi sarete persi come me nelle rifiniture dorate delle copertine e negli intricati intrecci di parentele che regolavano quel mondo etereo, eppure così pieno di echi della realtà. Chi, d’altronde, non ha passato quantomeno una piccola parentesi di fascinazione per il mondo del mito? Ricordo i due libroni che possedevo e che mi ritrovavo spesso a sfogliare e risfogliare, un po’ catturata dalle splendide illustrazioni d’altri tempi, un po’ rapita dalle vicissitudini di dei ed eroi. Alcuni racconti finivo per leggerli più spesso di altri e fra questi vi era anche la storia del labirinto di Cnosso e del terrificante Minotauro.
Per chi di voi, ripensando a quelle pagine, avverte quel forte senso di curiosità umana che porta all’esplorazione e alla scoperta, c’è un gioco in uscita che potrebbe valer la pena di tenere sott’occhio, per spingervi con l’immaginazione lì dove con la realtà non ci è possibile. Sto parlando di “Resonance: A Plague Tale Legacy”, un’avventura dinamica sviluppata da Asobo Studio e in arrivo il prossimo 27 agosto 2026 per PS5, Windows, Xbox game pass e XS.
Resonance A Plague Tale Legacy, dalla Francia a Creta
Immagino che alcuni lettori conoscano già i due precedenti capitoli della saga di “A Plague Tale” e magari una serie di domande si starà affollando nella loro testa: ad esempio, quale possa mai essere il collegamento fra la Francia medievale, in cui è ambientata la storia dei due precedenti giochi, e il labirinto di Minosse che ho citato; oppure, diciamocelo papale papale, che bisogno mai ci fosse di una nuova aggiunta a quella che era una trama già conclusa in maniera soddisfacente.
Direi di partire proprio da quest’ultimo punto. Infatti i creatori, piuttosto che accanirsi su un filone narrativo ormai esaurito, hanno deciso di offrire al pubblico il modo di continuare ad esplorare questo universo da una diversa prospettiva: ci si tuffa così in un’avventura che non ha più come sfondo la Francia, bensì l’isola del Minotauro. Si torna a quindici anni prima degli eventi del titolo precedente, ma pur parlando sempre di Medioevo come ambientazione storica, possiamo godere degli echi della civiltà minoica addentrandoci per le maestose rovine del palazzo di Minosse.
Ad accompagnarci è una nuova protagonista, ovvero l’abile predona Sophia, personaggio in realtà già incontrato dai giocatori in “A plague tale: Requiem”. Assieme alla sua fidata amica Leni, andremo scoprendone il tormentato e sepolto passato, aggirandoci di soppiatto fra bui cunicoli e antiche trappole, il tutto in una tesa e incalzante corsa contro il tempo. Saremo infatti nella buona compagnia di un numeroso esercito che ci dà la caccia e che mira ad addentrarsi nelle stanze più remote del dedalo prima di noi.
Le novità però non si limitano a personaggi e ambientazione. Infatti, oltre alle dinamiche stealth che hanno sempre caratterizzato la saga, questa nuova uscita offrirà momenti di maggiore dinamismo e azione: si intervallano fasi di silente perlustrazione, ad altre con stimolanti enigmi da dover risolvere per poter avanzare, fino a ritrovarsi d’improvviso a dover combattere contro spietati mercenari per la propria pelle.
Un buon bilanciamento ludico, tra accessibilità e impatto visivo
Avendo avuto l’opportunità di provare il gioco in anteprima ad un evento organizzato a Parigi lo scorso Aprile, l’ho trovato un vincente connubio di diversi elementi: i vari generi videoludici erano ben bilanciati in modo tale da offrire esperienze un po’ per tutti i gusti, ognuna approcciabile da chi non è solito a quel tipo specifico di gameplay. Ad esempio, io che con le dita non sono molto rapida, ho trovato le dinamiche di sparring non troppo astruse e proibitive e i combattimenti delle piacevoli sfide affrontabili anche quando non troppo semplici per me. Un discorso analogo può esser fatto, a mio parere, per gli altri aspetti di questa avventura, caratteristica che mi ha fatto uscire dalla sessione di gioco molto soddisfatta. Inoltre, essendo questo un filone narrativo perlopiù a sé stante, è alla portata di chiunque trovi queste premesse e caratteristiche intriganti, anche se sta sentendo parlare di questa saga per la prima volta. Non escludo che la conoscenza dei precedenti capitoli possa garantirvi una maggiore immersione nell’universo, ma non è fondamentale per godersi l’esperienza.
Anche il comparto grafico merita molto, a mio avviso, non solo per la resa davvero realistica dei personaggi e dell’ambiente che li circonda, ma anche per il taglio quasi cinematografico delle scene narrative. Sophia e Leni si arrampicano su ripide rocce che costeggiano la spiaggia e da cui si ammira il mare cristallino, si impegolano dentro anfratti dimenticati dalla luce e la ritrovano in ampi stanzoni illuminati da pertugi apertisi nei muri crollati: non posso fare a meno di complimentarmi con gli sviluppatori per la vividità con cui hanno dato vita a questi scenari e ai molteplici giochi di luce che si incontrano lungo il cammino. In certi momenti mi sono sentita là anche io, un pavimento dismesso sotto i miei stivali mentre, un po’ accecata dalla luce, mi guardavo intorno e osservavo ciò che era rimasto sulle pareti ormai scolorite. Ed è forse questo ciò che più mi ha colpita di questo gioco: la reconstruction degli ambienti così credibile, così accurata e suggestiva da avermi permesso di respirare l’atmosfera di quelle rovine, le affascinanti vestigia di una civiltà ormai lontana nel tempo.
Il filo sottile che unisce il mito alla realtà
Sono tornata bambina, a quei pomeriggi di lettura in cui mi sentivo stregata da quella linea che si frapponeva fra il mito e la realtà e che i greci avevano reso così sottile nei loro racconti. Della civiltà minoica non è rimasto molto e non era possibile farne un’accurata ricostruzione storica, ma gli Asobo Studio hanno fatto del loro meglio per documentarsi su ciò che se ne è raccontato e su civiltà loro limitrofe e contemporanee per offrirci un’ambientazione verosimile. Per quel che mi riguarda, sono magnificamente riusciti nell’impresa e li ringrazio per questo suggestivo momento di immedesimazione e tuffo nei ricordi.
A chi, come me, vorrebbe perdersi volentieri in un simile scenario, non posso fare a meno di consigliare di seguire il gioco nelle poche settimane che ci separano dalla pubblicazione, che ha a mio parere nell’esperienza coinvolgente offerta, più che nelle dinamiche action o stealth, il suo più grande punto di forza e carattere distintivo.
Però ora è arrivato il momento di lasciarvi: sapete, ho un paio di libroni, gelosamente custoditi nel fondo della mia libreria, che devo proprio andare a risfogliare.





