Antonio Segatori, 55 anni, romano, ha deciso di rompere gli indugi chiedendo ufficialmente il riconoscimento di paternità ad Adriano Celentano. Una storia che affonda le radici nel 1967, tra le mura del leggendario Clan, e che oggi approda nelle aule del Tribunale Civile di Milano. Antonio Maria Segatori ha vissuto finora con due cognomi: quello della madre, Maria Luigia Biscardi, e quello del marito di lei, Segatori. Oggi, però, l’uomo si dice pronto per il terzo: Celentano. 

Maria Luigia Biscardi, madre di Antonio, ha già raccontato questa storia negli anni ’70. Rimase incinta sul finire del 1969, quando non aveva ancora compiuto 18 anni. Sostiene ancora oggi che il padre è Adriano Celentano, e al settimanale ha consegnato un racconto dettagliato della loro relazione. “Era il mio idolo e ho ricambiato le attenzioni. Ci incontravamo in sala registrazione, quando tutti se ne andavano. Quando gli dissi che aspettavo un bambino, cominciò a ignorarmi. Il mio contratto col Clan venne chiuso con due anni d’anticipo e mi ritrovai a piedi, estromessa, fuori dal giro su cui avevo puntato sulle mie carte”.

Non è la prima volta che questa storia finisce davanti a un giudice. Già nel 1975 fu presentato un ricorso per la paternità, poi archiviato per la mancata comparizione della donna. All’epoca, come ricorda il magazine, Celentano reagì duramente, smentendo tutto e definendo Maria Luigia «una pazza». Ma qui entra in gioco un dettaglio fondamentale: secondo Antonio Segatori, dietro quell’archiviazione potrebbe esserci stato un accordo economico raggiunto dal nonno (avvocato) con i legali del cantante. Un patto che però oggi non avrebbe più valore legale per il figlio: «Ciò che ha firmato mio nonno non mi riguarda. La mia richiesta è imprescrittibile», ha tuonato Segatori, assistito dagli avvocati Maccaroni e Salinetti. L’obiettivo? Un test del dna per mettere la parola fine al dubbio di una vita.

Il caso è stato dunque riaperto, con Antonio Segatori che si è affidato ai legali Manuela Maccaroni e Pierpaolo Salinetti. Presso il Tribunale civile di Milano è stato presentato un ricorso per dichiarazione giudiziale di paternità.

Il giudice dovrà valutare eventuali accertamenti biologici, compreso il test del DNA. Una questione delicata, che non affonda le radici in una caccia all’eredità. Tutto ruota intorno alla ricostruzione della propria storia biologica.

Oggi l’uomo si sente libero di indagare, perché il padre adottivo che lo ha cresciuto è deceduto. Per tanti anni ha coltivato questo desiderio ma non poteva dargli questo dolore.