Il viceministro degli Esteri di Cuba, Carlos Fernández de Cossío, ha annunciato che il Paese si sta preparando a un’eventuale aggressione militare da parte degli Stati Uniti. Lo ha rivelato in un’intervista a NBC News e trasmessa recentemente. Oltre le affermazioni di Trump in merito, il viceministro ritiene sia «ingenuo» non agire preventivamente, soprattutto dopo quanto accaduto in Venezuela e in Iran.
Per gli Stati Uniti sarebbe un onore «prendere» Cuba
Il viceministro cubano, durante la sua apparizione al programma Meet the Press, ha dichiarato che le forze armate «sono sempre preparate» e che, soprattutto ora, si stanno preparando a un’eventuale attacco da parte degli USA. La preoccupazione nasce proprio dalle recenti affermazioni del presidente statunitense, il quale sostiene che per lui sarebbe «un grande onore prendere Cuba». A seguito dell’attuale rapporto tra i due Paesi, ora in fase di deterioramento, Trump ha poi dichiarato: «Penso di poterne fare ciò che voglio». La rottura pare si sia acuita soprattutto a seguito delle recenti mosse dell’amministrazione statunitense. Tra queste figurano non solo pressioni economiche, ma anche possibili azioni più incisive. La posizione di Fernández de Cossío non sembra cambiare, ribadendo la propria posizione.
«La natura del governo cubano, la sua struttura e i suoi membri non fanno parte del negoziato. Questo è qualcosa che nessuno Stato sovrano negozia». Poi, le restrizioni sulle forniture di carburante applicate dagli USA non hanno fatto altro che aggravare una crisi energetica già seria. Difatti, nell’arco di poco tempo Cuba ha subito ben due blackout generali e solo domenica le autorità cubane hanno dichiarato di aver ripristinato il sistema elettrico. Tuttavia le difficoltà scaturite dalle restrizioni sulle forniture di carburante continuano a produrre effetti. «La situazione è molto grave e stiamo agendo nel modo più proattivo possibile per farvi fronte. Speriamo che il carburante raggiunga Cuba in un modo o nell’altro, e che questo boicottaggio imposto dagli Stati Uniti non duri e non possa essere sostenuto per sempre».
Stefania Cirillo





